La decisione del Tribunale di Milano sull’ex Ilva di Taranto riaccende il confronto tra associazioni, istituzioni, politica e sindacati, con reazioni che evidenziano la complessità di una vicenda che intreccia salute, lavoro e futuro industriale.
L’Associazione Genitori Tarantini accoglie positivamente il provvedimento, parlando di un passaggio importante nella tutela dei cittadini. “L’associazione Genitori tarantini accoglie con favore la sentenza del Tribunale di Milano in merito all’azione inibitoria presentata da dieci suoi aderenti e un bambino”. E ancora: “Verranno valutate, insieme agli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni, le motivazioni che hanno portato a questa sentenza finalmente a favore della salute di cittadini e lavoratori”. L’associazione sottolinea anche il peso dell’iniziativa: “I rischi, anche a livello economico, cui si sono sottoposti i ricorrenti dell’associazione hanno portato a una prima vittoria”.
Nel mirino la gestione dell’Autorizzazione integrata ambientale: “Il Tribunale di Milano ha disapplicato l’ultima AIA, presentata dal Governo italiano come totalmente aderente alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, interpellata sull’argomento ha ben specificato i limiti entro i quali muoversi per non produrre pericolo alla salute e alla tranquillità dei cittadini”. Tono molto duro verso l’esecutivo: “In un Paese democratico, l’intero esecutivo darebbe le dimissioni, dopo una così misera figura, dettata da interessi alieni al benessere dei cittadini”. L’associazione ribadisce la propria linea: “Continuerà ad andare avanti sulla strada tracciata da questa sentenza, senza retrocedere di un solo millimetro, finché i bambini di Taranto non saranno al sicuro”.
Più prudente il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che invita a leggere nel dettaglio il provvedimento: “È necessario leggere attentamente il provvedimento del Tribunale di Milano”, ma “il messaggio non ci sorprende. Avevamo intuito che si potesse andare in una certa direzione ma questo è il motivo per cui da giugno stiamo provando ad accelerare in tutte le maniere possibili”. Il primo cittadino aggiunge: “Sentiremo i nostri legali e vedremo come il Tribunale di Milano ha inteso dare una traiettoria. Pare che si faccia riferimento a prescrizioni Aia, quella attuale. Ci piace rappresentare il nostro pensiero quando siamo certi dei dati e delle informazioni”.
Bitetti ricorda anche la posizione già espressa dal Comune: “Noi all’Aia, la scorsa estate, votammo in modo non favorevole proponendo delle integrazioni che non furono inserite nel provvedimento finale, integrazioni che riguardavano la salute della popolazione e che come massima autorità sanitaria mi sentivo in dovere di fare presente”. E conclude: “Il provvedimento del Tribunale di Milano va incontro a quello che abbiamo prospettato allora? Immagino di sì. C’è una data, il 24 agosto, entro la quale si dovrà applicare il provvedimento in caso di non impugnazione”.
Sul piano politico, il Movimento 5 Stelle rivendica le proprie posizioni. Il senatore Mario Turco parla di “una svolta che il Movimento 5 Stelle aveva previsto e denunciato con fermezza”. E aggiunge: “Avevamo detto che l’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025 era giuridicamente illegittima, costruita per garantire la continuità produttiva a carbone e non la tutela effettiva della salute”. Secondo Turco, “oggi un Tribunale afferma che i rischi per la salute sono attuali e che la produzione deve fermarsi in assenza di misure idonee. È una smentita pesantissima della linea del Governo Meloni”.
Il senatore insiste sulla necessità di cambiare strategia: “Non siamo di fronte a un incidente. Siamo di fronte al fallimento di una scelta politica precisa: anteporre gli equilibri industriali e societari alla tutela della salute”. E conclude: “Taranto non può più essere governata con decreti emergenziali e deroghe permanenti. O si sceglie la salute, la legalità e la riconversione industriale, oppure si continua a condannare un territorio a pagare il prezzo dell’inerzia politica”.
Intanto resta forte la preoccupazione per l’indotto. Dopo la chiusura dell’impresa Pitrelli, al ministero del Lavoro è stata confermata la cessazione dell’attività anche per Semat Sud, con 215 lavoratori coinvolti. Francesco Bardinella della Fillea Cgil spiega: “L’azienda ha accettato di inoltrare la richiesta di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività fino al 31 dicembre 2026 per tutto il personale avente diritto”. E ancora: “È stata inoltre inserita la possibilità di completare i 12 mesi di programma anche oltre tale data, qualora la misura venga rifinanziata nella prossima legge di bilancio, consentendo un eventuale prolungamento fino ai primi mesi del 2027”.
Il sindacato sottolinea anche le tutele previste: “L’accordo stabilisce che i licenziamenti già avviati avranno efficacia solo al termine del periodo di Cigs”. E sul futuro occupazionale: “È stato riconosciuto un diritto di prelazione per i lavoratori Semat Sud in caso di assunzioni nelle altre società del gruppo già operative a Taranto, nonché nelle eventuali nuove iniziative imprenditoriali nel settore edile nell’area ionica”.
La valutazione resta però critica: “Siamo davanti a un passaggio doloroso. Oggi si certifica la chiusura di un’altra realtà storica dell’appalto, mentre 215 lavoratori ottengono almeno un anno di protezione sociale in attesa che si definisca il futuro dell’ex Ilva”. E l’appello alle istituzioni: “La vertenza non si chiude con l’accordo di oggi, si apre una fase nuova che richiede responsabilità e scelte chiare. Taranto non può permettersi di perdere altre competenze, altri posti di lavoro, altra dignità industriale”.
Dura anche la posizione di Italia Viva, che chiama in causa direttamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy. “Adolfo Urso deve andare a casa. Stiamo assistendo alla lenta agonia dell’ex Ilva nella totale inerzia del ministro”. Le senatrici Raffaella Paita, Annamaria Furlan e Silvia Fregolent aggiungono: “Il tribunale di Milano ordina la chiusura dell’area a caldo delle acciaierie di Taranto, mentre i sindacati sono costretti ad autoconvocarsi perché non hanno ricevuto risposta dal ministero. E Urso? Sparito”.
Secondo le parlamentari, “tutti i siti produttivi ex Ilva, a cominciare dagli stabilimenti di Taranto, Cornigliano e Novi Ligure, vivono nell’incertezza, i lavoratori non sanno che fine faranno i loro posti e con essi un pezzo fondamentale dell’industria italiana come la siderurgia”. E concludono: “Per tentare di salvare il salvabile il primo passo è che Urso si faccia da parte”.
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