Ringrazio davvero chi ha dedicato tempo, energie e probabilmente anche un paio di caffè per trasformare la mia storia politica in una saga epica. Un lavoro certosino, quasi affettuoso. Peccato che, come in ogni fiction che si rispetti, la sceneggiatura abbia preso qualche libertà creativa.
Partiamo dal grande classico: il 2009. Secondo la narrazione, sarei stato una sorta di Houdini del Consiglio Comunale, sparito nel nulla per sport. La realtà – molto meno romanzata – è che quando non condividi più una linea politica, puoi scegliere se fare tappezzeria o assumerti la responsabilità del dissenso. Io ho scelto la seconda. E fa sorridere che oggi si invochino “coraggio”, “coerenza”, “chiarezza”, salvo poi scandalizzarsi quando qualcuno li esercita davvero.
Poi arriva il capitolo “dieci anni in maggioranza”. Sì, è vero: ho ricoperto ruoli amministrativi. Ma di solito, quando un’amministrazione ti affida deleghe e responsabilità, non è perché ti sei intrufolato in Comune con un badge falso. È perché sei utile, competente e affidabile. E soprattutto perché lavori.
E già che siamo in tema di precisione, quei “dieci anni” andrebbero raccontati per ciò che sono davvero: un percorso che comprende anche anni di opposizione (mandato 2015/2020), durante i quali ho ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio Comunale, esercitandolo con imparzialità e rispetto delle regole. Non proprio la descrizione di chi non sa distinguere i ruoli istituzionali dalle appartenenze politiche.
E già che ci siamo, ricordiamolo questo lavoro:
Da Assessore alla Pubblica Istruzione
• scuole rinnovate e messe in sicurezza;
• ampliamenti strutturali;
• creazione di una nuova mensa scolastica, oggi utilizzata da centinaia di famiglie. Non proprio il curriculum di chi “passava di lì per caso”.
Da Assessore al Contenzioso
• gestione complessiva del contenzioso comunale;
• piano di risanamento finanziario, indispensabile per evitare che il Comune finisse in condizioni ben peggiori;
• e soprattutto la responsabilità – gravosa, concreta e personale – di firmare ogni singola transazione, spesso per importi tutt’altro che simbolici. Una responsabilità
che molti oggi commentano con leggerezza, ma che all’epoca pesava eccome, perché ogni firma aveva conseguenze reali, economiche e politiche.
Non esattamente un ruolo decorativo.
E arriviamo al presente: oggi firmo un appello che critica quindici anni di amministrazione locale. E qui, dicono, scatta la satira. In realtà scatta solo un piccolo promemoria: prima di parlare di “quindici anni”, bisognerebbe ricordare che negli ultimi cinque non ho ricoperto alcun ruolo istituzionale, e che dei restanti dieci solo una parte – forse i due terzi – è stata effettivamente trascorsa in maggioranza. Per questo, criticare un percorso non significa rinnegarlo, ma riconoscere ciò che va migliorato. È un concetto semplice, ma capisco che per qualcuno sia più comodo ridurlo a “rimbalzi”, “gomitoli” e metafore da settimana enigmistica.
La verità è che la politica non è un fermo immagine. Le posizioni evolvono, i contesti cambiano, le responsabilità pure. E se oggi sostengo un appello delle opposizioni, è perché ritengo che sia giusto farlo, non perché devo regolare conti del 2009 o collezionare figurine di partito.
Quanto al fatto che “ero sul palco”: sì, confermo. E aggiungo: ci sono stato con serietà, con impegno e con risultati concreti, non con la passività che qualcuno vorrebbe attribuirmi. Capisco che questo possa creare confusione a chi preferisce biografie lineari, quelle dove si nasce in un partito e si muore nello stesso, possibilmente senza mai disturbare il manovratore. Ma non è il mio caso.
Se poi qualcuno vuole continuare a raccontare la mia storia come una commedia, libero di farlo. Io, nel frattempo, continuo a occuparmi della politica reale, quella fatta di scelte, responsabilità e – soprattutto – coerenza con ciò che si ritiene giusto, non con ciò che fa comodo raccontare.
Per concludere una bellissima citazione di Charles Darwin “Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più pronta al cambiamento.”
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