Taranto si prepara ai Giochi del Mediterraneo del 2026, ma sul reclutamento dei volontari si accende il dibattito politico. A sollevare la questione è il Partito della Rifondazione Comunista, che esprime timori rispetto alle modalità di coinvolgimento di migliaia di cittadini e studenti nelle attività legate all’evento.
“Gira da qualche giorno su WhatsApp un messaggio per il reclutamento di 3500 volontarie e volontari per i prossimi giochi del Mediterraneo Taranto 2026”, si legge nella nota diffusa dal partito, che chiarisce subito la propria posizione: “Il Partito della Rifondazione Comunista esprime forte preoccupazione perché questa forma di volontariato non si trasformi in lavoro gratuito, soprattutto in una provincia come quella di Taranto segnata da disoccupazione e precarietà”.
Al centro dell’attenzione c’è anche il coinvolgimento degli istituti scolastici attraverso il progetto dedicato agli studenti. “Desta particolare allarme il coinvolgimento delle scuole superiori attraverso il ‘Progetto Scuole per i XX Giochi del Mediterraneo’: lodevoli le iniziative educative che promuovono sport, inclusione e fair play, ma non si pensi di utilizzare studenti e studentesse come manodopera gratuita con la scusa delle ‘attività educative’”.
Per Rifondazione, il confine tra volontariato e lavoro deve restare netto. “Il volontariato deve essere una scelta libera e limitata, non sostitutiva di lavoro regolare. Tutte le mansioni strutturali e indispensabili devono essere garantite da lavoro contrattualizzato, sicuro e adeguatamente retribuito”.
Da qui la richiesta di chiarezza rivolta agli organizzatori e alle istituzioni coinvolte nella realizzazione dell’evento. “Come Rifondazione Comunista chiediamo al Comitato Organizzatore e agli Enti Pubblici di rendere trasparenti nel dettaglio le mansioni e le ore che ciascun volontario presterà per i Giochi”.
Il tema, in una realtà segnata da fragilità occupazionali come quella ionica, si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo del volontariato nei grandi eventi e sulla necessità di garantire che l’impegno civico non diventi surrogato di lavoro non retribuito.
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