È stata avviata oggi la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per un nuovo progetto di rigassificatore onshore da 12 miliardi di metri cubi l’anno, previsto nel territorio di Taranto. Un’ipotesi che riaccende il dibattito sul futuro industriale della città e che solleva forti perplessità sul piano ambientale, sanitario e sociale.
Come emerge dalla documentazione pubblicata con l’avviso di avvio del procedimento, “secondo quanto dichiarato dal proponente, 3,5 miliardi di metri cubi annui sarebbero destinati alle acciaierie ex Ilva”. Un dato che, per molti, conferma la continuità di un modello di sviluppo già ampiamente contestato.
Nel documento diffuso si sottolinea come “Taranto continua a essere individuata come sede privilegiata di infrastrutture altamente impattanti, in un contesto già compromesso sotto il profilo sanitario, ambientale e sociale”. Una scelta che viene letta come l’ennesima riproposizione di un’impostazione industriale ormai superata: “Siamo di fronte, ancora una volta, a una proposta che non rappresenta alcun cambio di rotta, ma piuttosto la riproposizione di un paradigma industriale appartenente al passato, un modello che continua a condannare la città a un destino già scritto.”
Non si tratta, secondo quanto evidenziato, di un’ipotesi nuova. “Non è un caso che una simile ipotesi fosse stata già affrontata e respinta sul piano istituzionale; nel 2008, durante l’amministrazione Stefano, il Consiglio Comunale deliberò contrariamente alla realizzazione di un rigassificatore onshore nell’area portuale di Taranto.” Riproporre oggi quel progetto significa, si legge ancora, “confermare l’assenza di una visione alternativa e il permanere di politiche obsolete, che continuano a inchiodare Taranto a scelte industriali pesanti e invasive.”
Nel testo emerge anche una riflessione più ampia sullo stato della città e della sua comunità. “Taranto conosce bene questa condizione. Sappiamo tutti, con lucidità, che ogni giorno respiriamo un’aria pesante, che la serenità è diventata un’eccezione.” Nonostante ciò, “continuiamo a vivere, continuiamo ad andare avanti, continuiamo persino a sperare”. Ma, viene chiarito, “la speranza non può essere sufficiente.”
Negli anni, si evidenzia, “la città ha assistito a un progressivo indebolimento della propria capacità collettiva di mobilitazione”, con un confronto inevitabile con il passato: “Se si pensa ai cortei di dodici o tredici anni fa, a quelle fiumane di cittadini che riempivano le strade, non si può non notare quanto oggi quel patrimonio di orgoglio collettivo appaia ridotto.” Un processo che viene attribuito a “dinamiche politiche ambigue, spegnere progressivamente la partecipazione, disinnescare la resistenza, trasformare una comunità viva in una comunità disillusa.”
Il progetto del rigassificatore impone ora “l’ennesima presa di posizione netta”, soprattutto alla luce delle criticità evidenziate. Da un lato, “un’infrastruttura di questo tipo introdurrebbe nella rada e nel sistema portuale di Taranto un elemento ulteriore di complessità e pericolosità, con un incremento non trascurabile dei profili di rischio e con potenziali conseguenze gravi per l’equilibrio costiero e marino, incluse le attività tradizionalmente legate al mare, come la mitilicoltura.” Dall’altro, “la presenza del rigassificatore comporterebbe un nuovo impatto sul piano ambientale e sulla qualità della vita, aggiungendo ulteriori emissioni e pressioni in un contesto urbano già compromesso.” Inoltre, si sottolinea che “interventi di questa natura non lasciano intravedere alcuna autentica inversione di rotta verso economie alternative e sostenibili.”
La conclusione è netta: “Taranto non può accettare nuove servitù industriali né ulteriori trasformazioni invasive del proprio territorio, già segnato da decenni di antropizzazione pesante.” Da qui l’appello del consigliere Mirko Di Bello alla partecipazione: “è indispensabile che l’intera comunità cittadina, il mondo associativo, le imprese che operano con il mare e tutti coloro che desiderano una Taranto finalmente diversa facciano sentire la propria voce.”
Le osservazioni nell’ambito della procedura di VIA, viene ricordato, “possono essere presentate entro il 3 aprile 2026”. Perché, come si legge in chiusura, “questo è il tempo della responsabilità collettiva” e “Taranto merita rispetto e prospettive alternative al modello industriale.”
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