Con le elezioni amministrative previste per la prossima primavera, il confronto politico a Montemesola entra nel vivo. In questo contesto si colloca il documento pubblico diffuso dai consiglieri comunali di opposizione, che intervengono sul futuro del paese con un appello dal titolo “Salviamo Montemesola”.
Il testo propone una lettura critica dello stato attuale della comunità, descritta come segnata da un lento processo di impoverimento sociale e demografico. «Montemesola non muore di colpo. Si consuma lentamente», scrivono i firmatari, richiamando immagini legate allo spopolamento, alla chiusura delle attività e all’invecchiamento della popolazione.
I consiglieri individuano le cause del declino non tanto in fattori economici, quanto nella mancanza di una progettualità amministrativa. «Non è stata la povertà a svuotare Montemesola. È stata l’assenza», si legge, con un riferimento diretto a una gestione ritenuta priva di visione e limitata alla «gestione dell’esistente», senza una «responsabilità verso il futuro».
Ampio spazio è dedicato al tema della mobilità giovanile, interpretata come conseguenza di condizioni strutturali: «I giovani se ne vanno non per ingratitudine, ma per necessità». Allo stesso tempo, il documento richiama il ruolo degli anziani, definiti «custodi di un paese che rischia di diventare memoria prima ancora che storia».
Pur presentandosi come una riflessione generale, l’appello assume un significato politico più ampio se letto alla luce dell’imminente tornata elettorale. I consiglieri sottolineano che «questo appello non è un grido retorico», ma una «richiesta di presa di coscienza», accompagnata dall’affermazione che «non esiste salvezza individuale in un paese che muore. O ci si salva tutti, o non si salva nessuno».
Proprio il ripetuto richiamo all’unità rappresenta uno degli elementi centrali del testo. «È tempo di unirsi non per convenienza, ma per necessità morale», scrivono i firmatari, invitando a «unirsi per pretendere servizi, lavoro, dignità» e «contro l’abitudine al declino». Un passaggio che, in una fase pre-elettorale, viene letto come un possibile segnale di apertura verso una convergenza politica più ampia tra le forze di opposizione.
I consiglieri insistono anche sul tema della marginalità territoriale, sostenendo che «Montemesola non è un luogo marginale: è diventato marginale perché è stato trattato come tale», e affermando che la situazione attuale non sarebbe irreversibile, a condizione di affrontare la realtà «senza alibi».
L’appello si rivolge sia ai residenti sia a chi ha lasciato il paese, ribadendo che «un paese non è solo un insieme di case, ma una comunità che vive finché qualcuno la difende». La chiusura affida il futuro di Montemesola a una scelta consapevole: «Se Montemesola deve avere un futuro, non sarà per miracolo. Sarà perché qualcuno avrà deciso, finalmente, di non voltarsi dall’altra parte».
Firmato dai consiglieri Donato Alba, Daniele Fornaro, Raffaele Sgobio e Carmela Testa, il documento si inserisce così nel dibattito pre-elettorale locale, lasciando intravedere, attraverso il lessico dell’unità e della responsabilità collettiva, la possibile costruzione di un’alleanza in vista della competizione per la guida del Comune.
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