Negli ultimi anni la questione demografica in Puglia è stata spesso al centro del dibattito pubblico. I numeri raccontano una regione che invecchia, che fa sempre meno figli e che perde popolazione, con tutte le province coinvolte, compresa quella di Taranto. Tra il 2021 e il 2022, il territorio jonico ha registrato una flessione di diverse migliaia di residenti, mentre a livello regionale il saldo negativo ha superato le quindicimila unità. Le proiezioni a lungo termine parlano di un calo strutturale che potrebbe sottrarre alla Puglia centinaia di migliaia di abitanti nei prossimi decenni, soprattutto nelle aree interne.
Sono dati reali, che descrivono tendenze profonde: denatalità, invecchiamento, migrazioni verso i grandi centri o all’estero. Ma se applicati in modo indistinto a ogni singolo comune, rischiano di produrre una narrazione piatta, che non coglie le differenze, le resistenze, i cambiamenti in atto. Le statistiche raccontano i grandi flussi, non sempre la vita concreta delle comunità.
Montemesola rientra pienamente in questo quadro generale, ma con caratteristiche che meritano di essere lette con attenzione. I numeri degli ultimi anni mostrano una perdita complessiva di popolazione, ma anche segnali che smentiscono l’idea di un declino inarrestabile.
Nel 2019 la popolazione residente era pari a 3.739 abitanti. Nel 2020 scende a 3.658, con una perdita netta di 81 persone in un solo anno, segnato dalla pandemia. In quel periodo, il saldo demografico è fortemente negativo: 24 nascite contro 41 decessi, ma soprattutto un saldo migratorio pesantissimo, con 103 persone che lasciano il paese e solo 39 che vi arrivano.
Nel 2021 la popolazione cala ancora, passando a 3.632 residenti (-26). Anche qui il saldo naturale resta sfavorevole, ma il dato più interessante è l’inversione parziale del trend migratorio: 68 persone arrivano a Montemesola, contro 66 che se ne vanno. Il paese smette, almeno in parte, di essere solo un luogo da lasciare.
Nel 2022 la popolazione scende a 3.578 (-54). Le nascite aumentano rispetto all’anno precedente (30 contro 18), ma i decessi salgono a 58. Le immigrazioni si fermano a 51, mentre le emigrazioni risalgono a 77. È un anno di arretramento, che riflette ancora l’instabilità del periodo post-pandemico.
Nel 2023 si scende a 3.528 residenti (-50). Le nascite calano a 21, i decessi restano alti (46). Le immigrazioni sono 60, le emigrazioni 85: il saldo migratorio torna negativo, ma resta più contenuto rispetto agli anni precedenti.
Il 2024 segna una popolazione di 3.482 abitanti (-46). Le nascite sono 21, i decessi 46. Le immigrazioni 60, le emigrazioni 85. Il paese continua a perdere abitanti, ma in modo progressivamente meno traumatico rispetto al crollo del 2020.
Il dato più recente, al 31 dicembre 2025, fissa la popolazione a 3.472 residenti: solo dieci in meno rispetto all’anno precedente. È un calo minimo, quasi fisiologico, che fotografa una fase di rallentamento della discesa. Ma è soprattutto la composizione dei movimenti a raccontare un cambiamento significativo: nel 2025 si registrano 22 nascite contro 40 decessi, ma ben 73 immigrazioni a fronte di 65 emigrazioni. Il saldo migratorio è finalmente positivo.
Questo significa una cosa molto semplice: Montemesola non è più solo un paese da cui si va via. È tornato a essere, per qualcuno, un luogo in cui arrivare.
Negli ultimi anni diverse famiglie hanno scelto di rientrare, spesso dopo esperienze lavorative altrove, e altre, provenienti da contesti urbani più grandi, hanno deciso di stabilirsi qui. Non si tratta ancora di numeri in grado di ribaltare le curve demografiche regionali, ma di un segnale concreto che va in direzione opposta rispetto alla narrazione della fine inevitabile.
Le motivazioni sono chiare: un borgo percepito come sicuro, una dimensione umana delle relazioni, un ritmo di vita più sostenibile, la possibilità di crescere figli in un contesto comunitario reale. In un’epoca segnata da isolamento e fragilità sociale, questo patrimonio immateriale torna a essere un fattore di attrazione.
Questa rinnovata vitalità è visibile soprattutto nel tessuto sociale. Montemesola oggi appare più viva che mai grazie al lavoro delle associazioni del territorio, che animano il paese con eventi culturali, attività sportive, iniziative sociali e momenti di aggregazione capaci di coinvolgere generazioni diverse. È un fermento che nasce dal basso, ma che trova sostegno nell’amministrazione comunale, la quale ha scelto di affiancare queste realtà, offrendo spazi, supporto e progettualità condivise.
Resta evidente che molto debba essere fatto sul piano dei servizi: sanità, mobilità, opportunità per i giovani, infrastrutture digitali. Le carenze esistono e pesano sulla vita quotidiana. Sono criticità strutturali che richiedono interventi concreti e una visione ampia, anche a livello sovracomunale. Ma la fragilità dei servizi non coincide con la morte di una comunità.
I numeri raccontano una perdita, ma raccontano anche un cambiamento. Dopo anni in cui l’emigrazione superava largamente l’immigrazione, Montemesola torna lentamente a essere scelta. In un contesto regionale segnato da trend demografici complessi, questo dato ha un valore politico e culturale profondo: dimostra che i piccoli borghi non sono condannati a un destino già scritto.
Il futuro non dipende solo dalle curve statistiche, ma dalla capacità di costruire legami, opportunità, senso di appartenenza. E Montemesola, oggi, sta dimostrando di possederli.
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