“Continua la desertificazione del Verde Urbano a Palagiano e, in particolare, l’abbattimento dei pini. Tutti pini che improvvisamente diventano pericolanti o malati o, magari, che danno fastidio a qualcuno”.
A intervenire è il presidente di Legambiente Palagiano, Cosimo Monaco, che esprime forte preoccupazione per la progressiva riduzione del patrimonio arboreo cittadino.
Secondo Monaco, le valutazioni tecniche alla base degli abbattimenti non sarebbero sufficienti: “Certo, si dirà che ci sono fior di perizie tecniche, ma come sempre la metodologia impiegata per la verifica della propensione al cedimento delle piante arboree si basa su ‘un’ispezione visiva’. Ma è possibile che almeno nei casi dubbi o nei casi di abbattimento multiplo si possa ricorrere ad una più approfondita perizia strumentale, l’unica che può davvero sancire se una pianta è da abbattere?”.
Il presidente contesta anche che l’aumento degli eventi meteo estremi possa giustificare una riduzione sistematica del verde: “Certo si dirà che con l’aumentare dei fenomeni atmosferici e le allerte meteo aumenta il rischio di crollo di alberi. Ma questo non può giustificare la desertificazione del verde, anche perché, altrimenti, si dovrebbero anche eliminare tutti i pali della luce, le insegne pubblicitarie ed i cornicioni dei fabbricati”.
Monaco ricorda che in altri comuni, in presenza di allerte della Protezione Civile, “si emanano specifici provvedimenti precauzionali con cui si chiudono spazi pubblici, si vieta di parcheggiare sotto gli alberi, quando necessario si chiudono persino le scuole e si adottano sistemi di messaggistica veloce con cui si informano puntualmente i cittadini”.
Nel documento si sottolinea come Palagiano soffra storicamente di una carenza di aree verdi: “Palagiano non ha mai brillato per la presenza del Verde Urbano, ancora oggi soffre di un pesante deficit di standard urbanistici”. E aggiunge: “Dei tre polmoni verdi nell’abitato, l’ex asilo delle suore, la villa comunale e il quartiere Bachelet, comprese le aree attorno alla scuola ‘G. Rodari’, è rimasto ben poco: negli ultimi otto anni sono stati abbattuti oltre un centinaio di pini ed altre decine sono già programmate”.
Pur ribadendo che la sicurezza dei cittadini non debba essere messa in secondo piano, Monaco solleva un dubbio: “Possibile che tutti gli alberi di pino che sono lì da decenni siano improvvisamente diventati tutti instabili? È probabile, ovviamente, ma altrettanto probabile è che – forse – a stabilirlo in maniera inconfutabile non possa bastare ‘un’ispezione visiva’”. E precisa: “Sgomberiamo il campo da un altro luogo comune, quello secondo cui i pini sarebbero instabili: al contrario, i pini sono tra gli alberi più stabili, basta far riferimento non ai ‘si dice’, ma alle pubblicazioni scientifiche e degli esperti arboricoltori”.
Da qui la richiesta rivolta a sindaco, assessore all’Ambiente e dirigente del Settore tecnico: “Torniamo a chiedere di voler procedere – prima dell’ulteriore abbattimento delle piante – ad una più approfondita verifica tecnica tesa ad accertare la effettiva stabilità degli alberi”.
Legambiente chiede inoltre la redazione di “un serio Piano del Verde Urbano” che preveda il recupero del deficit di verde pubblico, una gestione pianificata del patrimonio esistente, il rispetto della legge 14 gennaio 2013 n. 10 sull’obbligo di piantumare un albero per ogni neonato o minore adottato, e, in caso di abbattimenti indispensabili, “la sostituzione con un pari volume di chiome eliminate”.
“Ogni albero rappresenta per tutta la collettività un bene prezioso – conclude Monaco – e le chiome verdi svolgono una insostituibile azione di trattenimento delle polveri sottili, di rifornimento d’ossigeno e di vivibilità climatica complessiva”.
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