“Il numero dei detenuti continua a crescere a ritmi impressionanti: abbiamo superato le 800 presenze a fronte di non più di 350 posti disponibili, ormai si piazzano cinque detenuti per stanza dove già tre stanno stretti”. È il quadro tracciato dal SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che torna a denunciare la situazione del carcere di Taranto.
Secondo il sindacato, mentre i ristretti aumentano, “continua a scendere il numero dei poliziotti penitenziari in servizio nell’affollato e tra i più degradati carceri della nazione”, anche a causa di aggressioni e pensionamenti.
Il SAPPE richiama anche l’impatto economico del sovraffollamento: “Tenere il carcere di Taranto in questa situazione costa molti soldi al giorno ai contribuenti italiani poiché, a seguito della violazione dell’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario, i detenuti a cui non vengono garantiti almeno tre metri di spazio a testa possono richiedere un risarcimento di 8 euro al giorno, per cui per il penitenziario tarantino si sborserebbero circa 6.000 euro al giorno”.
Il sindacato parla di una “battaglia impari” combattuta da vertici e agenti “contro detenuti sempre più prepotenti per far prevalere la legalità, il rispetto delle leggi e per cercare di tutelare i detenuti più deboli che vengono spesso sopraffatti dai violenti”, in un contesto in cui “il DAP è inesistente, come pure l’amministrazione regionale che non pone un argine all’arrivo di ristretti nella nostra regione”.
Secondo il SAPPE, tutti gli appelli rivolti “al prefetto, al sindaco, alla magistratura, ai politici regionali e nazionali” sono “caduti nel vuoto”, e “anche la cosiddetta società civile ancora una volta ha preferito volgere lo sguardo altrove disinteressandosi di cosa avviene nel carcere di Taranto”.
A conferma della gravità della situazione vengono citati gli ultimi episodi: “Nei giorni scorsi c’è stata l’aggressione con un pugno a un poliziotto, finito in ospedale, sferrato da un detenuto siciliano ad alta sicurezza senza un preciso motivo; il giorno successivo un detenuto di origine africana ristretto al reparto osservazione ha dato fuoco al materasso provocando una nube velenosa di fumo che ha costretto all’evacuazione di tutti i detenuti del reparto, compreso l’incendiario che, senza la prontezza e il coraggio dei poliziotti, sarebbe morto soffocato”.
Il sindacato sottolinea che “questi episodi di eroismo, e sono tanti, compresi i numerosi suicidi evitati all’ultimo momento, rimangono sconosciuti, mentre la gente dovrebbe sapere cosa accade veramente in un carcere”.
Alla violenza interna si aggiunge la lotta contro l’introduzione di materiale proibito: “Dall’inizio dell’anno sono stati sequestrati alcuni chili di sostanza stupefacente, hashish e cocaina, e moltissimi telefonini”. Secondo quanto riferito, “ultimamente sono stati sequestrati numerosi pacchi lanciati dai criminali nell’intercinta dalla zona esterna al carcere, dove ci sono i tenimenti agricoli, a seguito del taglio della rete metallica che ne delimita i confini”, e “l’altro giorno sarebbe stato sequestrato un pacco di quasi due chili contenente hashish e cocaina”.
Il SAPPE ricorda di aver chiesto al prefetto “di organizzare, in collaborazione con la direzione del carcere, un presidio esterno con dei militari” e “il ripristino immediato della recinzione, che potrebbe essere anche elettrificata”.
Infine, il sindacato lancia un appello: “Il personale di Taranto sta dimostrando molto coraggio ed abnegazione, ma non può continuare a combattere da solo contro una criminalità attrezzata”. Per questo chiede “l’invio di almeno 100 unità di polizia penitenziaria” e “uno sfollamento di almeno 250 detenuti”.
“Con questi provvedimenti – conclude il SAPPE – si potrebbe riportare il carcere di Taranto nella legalità, nonché offrire alla stragrande maggioranza di detenuti che cercano di percorrere un cammino di reinserimento, così come prevede l’articolo 27 della Costituzione, una speranza e una possibilità”.
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