L’approvazione definitiva del decreto ex Ilva da parte della Camera dei Deputati conferma, ancora una volta, il carattere strutturalmente emergenziale con cui lo Stato continua ad affrontare la questione tarantina. Si interviene per tenere in piedi l’esistente, ma si evita di assumere scelte coraggiose sul domani della città.
Come Coordinatore Provinciale del PRI e Consigliere comunale di Taranto, non posso limitarmi a prendere atto del provvedimento, occorre leggere politicamente ciò che esso rappresenta.
È indubbio che le risorse stanziate per la manutenzione degli impianti, per la sicurezza, per la cassa integrazione e per gli indennizzi ai residenti dei Tamburi rispondano a bisogni reali e non rinviabili.
Nessuno può ignorare la necessità di tutelare i lavoratori e le famiglie che da anni vivono nell’incertezza.
Il Governo ha scelto la continuità produttiva come priorità assoluta, in linea con una visione tradizionale che vede nell’acciaio il perno dello sviluppo tarantino.
Una scelta che resta incompleta se non accompagnata da un piano dettagliato di bonifiche del territorio.
Lo scontro tra maggioranza e opposizioni, emerso chiaramente nel dibattito parlamentare, rivela un problema più profondo, nessuna delle parti, infatti, sembra in grado di offrire a Taranto una prospettiva davvero condivisa e di lungo periodo.
La maggioranza rivendica il pragmatismo, ma appare prigioniera della gestione ordinaria della crisi.
Le opposizioni denunciano l’incertezza occupazionale e ambientale, ma non riescono a parlare con una voce unica su quale modello di sviluppo alternativo proporre.
Il rischio concreto, mentre la politica cerca di attribuirsi reciprocamente limiti e responsabilità, è che Taranto continui a essere trattata come un problema da amministrare e non come una comunità da valorizzare.
Il Coordinamento provinciale del
Partito Repubblicano Italiano ribadisce che non esiste sviluppo senza dignità del lavoro, non esiste lavoro senza tutela della salute, non esiste futuro senza bonifiche e rispetto dell’ambiente.
La vera sfida non è scegliere tra salute e lavoro, ma dimostrare che possono e devono essere tutelati entrambi i diritti.
Questo decreto non chiude nulla, al contrario, certifica che Taranto resta in una zona grigia, tra un passato industriale che non vuole tramontare e un futuro sostenibile e alternativo che tarda ad arrivare.
È tempo che la politica, a tutti i livelli, esca dalla logica dei provvedimenti tampone e si assuma la responsabilità di una visione strategica per Taranto e per il Mezzogiorno.
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