In queste settimane abbiamo intervistato il sindaco uscente di Montemesola, Ignazio Punzi, e suo fratello Vito, già primo cittadino dal 2010 al 2020 e oggi nuovamente candidato. Lo abbiamo fatto nel rispetto del ruolo istituzionale del primo e della legittima ambizione politica del secondo. Ma non ci siamo fermati lì.
Fermarsi lì avrebbe significato tradire il senso stesso del nostro lavoro. Questo articolo nasce non solo da un dovere di correttezza, di metodo, di deontologia professionale, ma anche da una domanda precisa che ci è stata rivolta da molti lettori: “E le opposizioni cosa rispondono alle dichiarazioni dei Punzi?”.
È una domanda legittima. È la domanda di chi vuole capire, non tifare. Di chi pretende una visione completa, non una narrazione a senso unico. Ed è a quella domanda che abbiamo deciso di rispondere estendendo l’invito a dire la propria anche ai consiglieri di opposizione. Perché una campagna elettorale non è una passerella, ma un campo aperto. Perché la politica non è un monologo, ma un confronto. E perché un giornale che si rispetti non può limitarsi a registrare una sola campana. E perché oggi, il porta a porta lascia il tempo che trova. La gente legge, cerca, commenta. E’ la nuova era della comunicazione e non si torna indietro.
In questi anni ciò che è stato scritto sulla maggioranza consiliare non è mai stato frutto di una scelta di campo, né della volontà di ascoltare una sola parte. È stato il risultato di un dato semplice quanto verificabile: in redazione arrivavano comunicati, note, prese di posizione istituzionali provenienti dal Comune. Comunicati che giungevano non solo a noi, ma a tutte le redazioni del territorio. Che poi trovassero più frequentemente spazio sulle nostre pagine, rispetto ad altre, dipendeva dal fatto che questa testata insiste sul territorio, lo segue, lo racconta oramai da dodici anni. Non c’è mai stata una porta chiusa, né una selezione ideologica delle voci. C’è stato, semmai, un vuoto dall’altra parte. Un vuoto che nessuno può imputare all’informazione.
Le risposte ricevute in questi giorni dai consiglieri di opposizione alla nostra richiesta di intervista, raccontano molto più di quanto sembri. Non solo sui singoli, ma sul modo in cui si concepisce il rapporto tra politica e spazio pubblico.
Raffaele Sgobio, già candidato sindaco cinque anni fa con la lista Per la Rinascita di Montemesola, ha annunciato l’imminente invio di un comunicato, al quale potranno seguire interventi e interviste. È una scelta che rivela spessore politico e visione. Significa comprendere che la parola pubblica ha un peso, che va preparata, che non si getta nello spazio come un riflesso condizionato. Significa riconoscere che il confronto non si subisce, ma si governa; che l’informazione non è un inciampo, ma una leva; che il tempo del ragionamento vale più dell’immediatezza sterile. È la postura di chi sa che una comunità va accompagnata, non blandita. Chapeau! A quel comunicato daremo spazio, come merita. E da lì prenderà forma la nostra cronaca politica di questa campagna elettorale che sta per aprirsi.
C’è poi un’altra risposta, diversa per tono e per sostanza. Una risposta che sceglie la sottrazione “perché in due battute non si possono raccontare cinque anni”, una risposta che fa dell’assenza una cifra, che sembra leggere l’invito non come un’occasione di racconto ma come un dettaglio marginale. È una scelta legittima, certo. Ma non è neutra. Perché in democrazia il vuoto non è mai innocente: parla quanto e più delle parole. C’è chi scambia la rarefazione per profondità, chi confonde la distanza con l’autorevolezza, chi ritiene che il racconto pubblico sia un favore da concedere solo quando conviene.
Noi osserviamo queste posture con il sorriso e con la serenità di chi conosce la natura del proprio lavoro. L’informazione non è un salotto da frequentare a giorni alterni, né un palcoscenico da concedere o revocare. È uno spazio pubblico che esiste comunque, anche quando qualcuno sceglie di attraversarlo in punta di piedi o di aggirarlo. E la storia insegna che chi pensa di sottrarsi al racconto collettivo finisce spesso per essere raccontato dal silenzio che lascia. Non è una punizione, è una conseguenza.
Noi non rincorriamo nessuno. Non elemosiniamo voci. Non chiediamo permessi. Offriamo spazio, e lo offriamo a tutti, senza sconti e senza protezioni. Chi lo attraversa dimostra di credere nella forza del dibattito pubblico. Chi lo evita compie una scelta che non ha bisogno di essere spiegata: si definisce da sola. Perché la politica, quando è adulta, non teme lo sguardo. Lo attraversa.
La nostra testata è e resterà libera. Non si prostra, non milita, non fa da megafono. Non costruisce vincitori e non fabbrica nemici. Racconta. Verifica. Documenta. Seguiremo questa campagna elettorale con attenzione rigorosa: racconteremo ogni linea programmatica, ogni comizio, ogni dichiarazione, ogni atto. Distingueremo il gossip politico (leggero) dalla cronaca (pesante), separeremo le suggestioni dai fatti, useremo i documenti, perché la politica si misura sulle carte prima che sulle promesse. Riporteremo fedelmente parole e comportamenti, perché è lì che si rivela la sostanza di chi chiede fiducia.
Non parteggeremo per nessuno. Ma non saremo neutrali davanti alla verità. Il nostro compito non è compiacere i candidati, ma offrire ai cittadini di Montemesola gli strumenti per capire, scegliere, giudicare. Perché la democrazia non vive di silenzi pseudo eleganti, ma di parole responsabili.
Il nostro, quello dell’informazione, è un servizio alla comunità.
La campagna elettorale comincia adesso.
La parola è aperta.
Chi ha qualcosa da dire, sa dove trovarci.
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