“Continua la più totale assenza di controllo nell’area di cantiere del tratto di lungomare cittadino sottoposto a riqualificazione. Un luogo tra i più amati dai tarantini, simbolo identitario del paesaggio urbano, quel lungomare che lo storico dell’arte Cesare Brandi definì più bello persino della corniche di Cannes.
Oggi, invece, lo scenario che si presenta è inspiegabile e profondamente degradante: rotture degli antichi cordoli in pietra, lesioni diffuse e danneggiamenti lungo tutto il cantiere, chiaramente riconducibili a un utilizzo disinvolto e poco rispettoso dei mezzi meccanici. A ciò si aggiungono sporcizia, disordine e accumuli di terriccio lasciati per lunghi periodi senza alcuna sistemazione lungo la scarpata.
Gravissima appare inoltre la sciagurata decisione di tagliare un tratto dell’antica ringhiera originaria, uno sfregio che colpisce direttamente il patrimonio storico e urbano della città.
Ancora una volta si è costretti a denunciare come gli arredi urbani, soprattutto quelli storici, dovrebbero essere tutelati e valorizzati, mentre troppo spesso, sotto la definizione di “riqualificazione”, si assiste a interventi di alterazione e distruzione.
Ma la vicenda fa emergere un elemento ancora più preoccupante: le gravi criticità nella programmazione, nella progettazione e nei controlli di un’opera pubblica di grande rilevanza.
Chi risponde di errori progettuali, sottovalutazioni e mancati controlli?
Perché, dopo mesi di ritardi e persino minacce di abbandono del cantiere da parte dell’impresa esecutrice, l’amministrazione sarebbe stata indotta a un ulteriore esborso di oltre 200 mila euro di risorse pubbliche?
È vero che tutto deriverebbe da un progetto esecutivo lacunoso, che avrebbe causato sin dall’origine lo slittamento della cantierizzazione dell’opera? E, se così fosse, per quale motivo tale progetto non è stato contestato prima dell’avvio dei lavori?
Sono interrogativi seri e legittimi, ai quali dovrebbero rispondere non solo assessori e sindaci, ma soprattutto la Direzione Ambiente e i tecnici responsabili delle attività di controllo e vigilanza.
Per queste ragioni sarà presentata a breve una formale richiesta di accesso agli atti, nella convinzione che da una loro attenta analisi possano emergere responsabilità precise a carico di più soggetti.
La riqualificazione del lungomare non può e non deve finire “a tarallucci e vino”, come troppo spesso accade per molte opere pubbliche pagate con i soldi della collettività. I cittadini hanno diritto a trasparenza, tutela del patrimonio e rispetto delle risorse pubbliche”.
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