Primavera 2026: Montemesola tornerà alle urne per eleggere il nuovo Consiglio comunale. Dal 2010 il paese vive sotto lo stesso sole, quello del gruppo Insieme, che governa ininterrottamente da sedici anni. Prima con Vito Punzi, sindaco dal 2010 al 2020, poi con il fratello Ignazio, eletto alle ultime comunali. Una dinastia in salsa civica, potremmo dire.
I numeri delle scorse liste li abbiamo già analizzati in un precedente articolo. Oggi, invece, parliamo di ciò che si muove sotto traccia. Perché in redazione stanno arrivando voci sempre più insistenti: la prossima campagna elettorale sarà rovente. E non solo per il clima.
Pare infatti che le opposizioni – centrodestra storico guidato da Franco Marangi e sinistra con il partito dei comunisti di Giuseppe Sgobio – abbiano stretto un’alleanza per “fare fuori” il gruppo Insieme. Un patto che nasce dai numeri: sommando i voti delle ultime amministrative, destra e sinistra avrebbero superato Punzi di circa 300 preferenze. Tradotto in politichese locale: “da soli perdiamo, insieme vinciamo”.
Sono iniziati incontri, riunioni segrete (ma non troppo), trattative sussurrate nei bar e nei corridoi. E, secondo le indiscrezioni, l’alleanza avrebbe già fissato alcuni cardini non negoziabili. Il primo: il candidato sindaco sarà una donna. Il secondo: per questo ruolo, sono state scartate tutte quelle figure che in passato hanno già perso contro il gruppo Insieme. Una direttiva che – dicono le fonti – arriverebbe dal centrodestra, evidentemente stanco di collezionare argenti e bronzi vivi.
L’alleanza punta su nomi forti. E quando a Montemesola si parla di “nomi forti” non si intende solo il curriculum, ma anche il cognome: famiglie numerose alle spalle, reti parentali ramificate, associazioni capaci di muovere voti come pedine. L’obiettivo è chiaro: scombinare gli equilibri. Sarebbero già partite proposte di candidatura a persone che, tra parentele, reti informali e militanze associative, potrebbero sottrarre consenso proprio al gruppo Insieme. Non è statistica, certo. È aritmetica politica da paese: “se lo conosco io, lo vota pure mio cugino”. A parte questo, qualcuno millanterebbe anche nomi grossi del gruppo Insieme a proprio sostegno. Magari sarà vero, oppure no. Incantatori di serpenti o rivoluzione in atto?
Le fonti parlano anche di una campagna “porta a porta” già avviata, tra veterani delle due cordate e volti nuovi. L’alleanza vuole inserire in lista giovani professionisti e intellettuali. Qualcuno ha declinato con eleganza, preferendo conservare l’indipendenza del proprio ruolo con il pubblico. Qualcun altro, invece, ha deciso di mettersi in gioco, iniziando a mandare segnali più o meno criptici sui social. Cuoricini strategici, frasi ambigue, foto improvvisamente molto “civiche”. Altri ancora sono usciti dai sepolcri e vagano per il paese, partecipando ad eventi, incontri, facendosi rivedere.
Ma il vero gossip ruota attorno al nome del candidato sindaco o sindaca (qui bisognerà capire come declinarlo, in base all’appartenenza politica). Pare vi sia un autentico testa a testa tra due donne brune: una di estrazione di destra, una di estrazione di sinistra. Due profili preparati, di questo siamo certi, ognuna nel proprio campo. Su chi ricadrà la scelta non è ancora dato sapere.
La domanda, però, è un’altra: come la prenderanno i rispettivi elettorati? I seguaci delle due fazioni storiche accetteranno davvero un’alleanza contro natura, sebbene il sentire comune sia “fare fuori” il gruppo Insieme?
A rendere tutto più saporito, nei giorni scorsi un noto fotografo locale ha pubblicato sui social oltre un’ora di video inediti del maggio 1990: Montemesola in festa per la vittoria della Democrazia Cristiana e l’elezione di Franco Marangi a sindaco. “Montemesola è bianca e bianca resterà”, urlavano i cori dell’epoca, acclamando come un dio sceso dall’Olimpo un giovane Marangi pronto a governare un paese che oggi si trova a fare i conti con un debito strutturale formatosi anche in quegli anni (come emerge dai bilanci pubblici).
All’epoca la contrapposizione tra democristiani e comunisti era feroce. Si racconta persino di matrimoni saltati perché gli sposi appartenevano a famiglie politicamente incompatibili. Altro che differenze caratteriali.
Eppure, a questo giro, nel 2026, questo matrimonio s’ha da fare. Dalla tragedia dei Promessi Sposi a Don Camillo e Peppone il passo è breve e la sceneggiatura sembra già scritta: due mondi che per decenni si sono guardati in cagnesco oggi si siedono allo stesso tavolo, uniti da un obiettivo semplice e spietato.
Resta solo da capire chi dovrà indossare la fascia tricolore per rappresentare questa “strana coppia”. Perché il vero test non sarà tanto battere il gruppo Insieme, quanto tenere insieme chi, fino a ieri, avrebbe cambiato marciapiede pur di non stringere quella mano. E a Montemesola, si sa: i voti si sommano, ma gli orgogli… no.
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