Negli ultimi giorni si stanno moltiplicando dichiarazioni e commenti che, partendo dalla Delibera n. 180/2025 della Corte dei Conti, restituiscono una rappresentazione distorta e strumentale della situazione finanziaria del Comune di Taranto.
È doveroso intervenire con chiarezza e senso di responsabilità, nel rispetto del ruolo fondamentale svolto dalla magistratura contabile, ma anche per tutelare la correttezza dell’azione amministrativa e il lavoro quotidiano delle strutture comunali.
La deliberazione della Corte dei Conti non fotografa la gestione dell’attuale amministrazione, insediata da appena sei mesi, bensì analizza una situazione riferita agli esercizi precedenti. È quindi scorretto, oltre che fuorviante, utilizzarla per alimentare polemiche politiche sull’operato dell’amministrazione in carica.
Da ex Presidente della Commissione Bilancio nella scorsa legislatura, in un continuo confronto con i dirigenti, in particolar modo con il dott. Lanza, che colgo l’occasione per ringraziarlo, ho seguito direttamente questi temi, conoscendo nel dettaglio gli atti e le scelte compiute. Ritengo doveroso fornire alcuni chiarimenti puntuali.
I rilievi della Corte, nella loro sostanza, non certificano dissesti né gestioni irresponsabili, ma richiamano, come avviene fisiologicamente, l’attenzione su strumenti contabili complessi che il Comune ha utilizzato in modo prudenziale.
In particolare:
– sul Fondo Pluriennale Vincolato, la Corte non ha rilevato criticità significative. I residui passivi confluiti nel fondo sono stati valutati su un orizzonte temporale triennale, sulla base di cronoprogrammi reali e documentati;
– sul Fondo crediti di dubbia esigibilità, la Corte ha confermato la correttezza dei valori numerici adottati. L’incremento registrato nel 2024 non è un’ammissione di inefficienza, ma una misura di tutela per evitare squilibri futuri e ricadute sui servizi e sull’occupazione;
– sui fondi per il contenzioso, l’Ente ha proceduto ad accantonamenti spesso superiori al 50% e in alcuni casi fino al 100% dell’esposizione potenziale, garantendo così la stabilità degli equilibri finanziari;
-sulla riscossione e sui residui, sono stati attivati controlli e monitoraggi, in un contesto reso complesso da vincoli normativi, carenze di personale e tempi procedurali stringenti;
-sugli accantonamenti BOC, si ricorda che con la delibera di rilievi n. 66/2020 , il fondo era stato quantificato in 40 milioni. Nel rendiconto del 2023, valutando una tutela più duratura degli equilibri, garantendo stabilità e continuità dei servizi, tale valore è stato portato a 50 milioni;
-sui pagamenti, la Corte stessa rileva una gestione tempestiva, un miglioramento dei tempi medi, segno di un lavoro serio e continuo degli uffici.
Con strutture finanziarie complesse e volumi elevati di entrate e spese, l’adozione di criteri prudenziali e accantonamenti mirati è prassi consolidata per tutelari i servizi.
Se la Corte dei Conti avesse ritenuto la gestione pericolosa o gravemente irregolare, avrebbe potuto adottare misure più drastiche come la riduzione della spesa corrente, l’annullamento o la riapprovazione dei rendiconti, misure che non sono state dispiegate nel caso in esame.
La discussione sul bilancio è una cosa seria. Merita rispetto, competenza e onestà intellettuale.
Tutto il resto è propaganda.
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