“Il generale inverno è alle porte e al di là degli slogan aggressivi contro il diritto di sciopero, le boutade sul week end lungo, e i “soliti comunisti” resta implacabile la realtà di un territorio che, come Taranto, area di crisi complessa, si appresta a vivere il momento grave di una recessione economica dovuta a condizioni croniche e ad acuzie legate allo scompenso creato dalla messa in discussione della filiera dell’acciaio. In bilico c’è l’economia e l’occupazione attuale mentre si favoleggia su una economia e un’occupazione che verrà mentre lo “spettro” dei 40 ex dipendenti della Cementir, e a tal proposito ci chiediamo perchè non si faccia lì un vero “test” di riconversione industriale che tanto sentiamo paventare un po’ ovunque in giro considerando che noi avevamo proposto su quello stabilimento di lavorare su un centro produttivo dell’idrogeno (con i fondi europei del PNRR) oppure con la realizzazione di uno stabilimento di inertizzazione dell’amianto. Oppure degli ex TCT ai quali viene promesso un grande futuro sul porto di Taranto che non si concretizza mai, a partire dalla formazione stessa. Bonifiche, rioccupazione e lavoro green hanno bisogno di investimenti e volontà politiche che una transizione solo annunciata non è stata ancora in grado di traguardare”.
Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto, affida a poche righe sulla stampa il suo bilancio 2025, ponendo in primo piano la questione lavoro.
“Leggiamo in questi giorni sui giornali ciò che purtroppo preannunciamo da tempo: il sistema collassa e aumenta disoccupazione, lavoro precario e ricorso alla cassa integrazione e a strumenti di sostegno al reddito. Addirittura c’è chi sostiene su questo territorio che chi è in cassa integrazione è un privilegiato parlando a braccio di cose che non conosce – dice D’Arcangelo – e mentre la polveriera ILVA rischia di implodere portando a picco per primi i lavoratori dell’appalto, come testimonia il preannuncio di licenziamenti per SEMAT Sud e Pitrelli, preoccupano non poco le vertenze che riguardano i precari della giustizia in scadenza a giugno 2026, quelli dell’appalto al Comune di Taranto in attesa di una proroga che sposta l’ansia qualche mese più avanti e quelli della Cittadella della Carità senza salario, senza futuro, senza certezza”.
Persone, mai numeri secondo il massimo esponente della CGIL ionica.
“Parliamo di migliaia di lavoratrici e lavoratori che irrobustiranno l’esercito di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese ed è costretto a ricorrere al welfare familiare e a quello sociale – commenta – quest’ultimo in grosse difficoltà dopo il calo vorticoso del potere d’acquisto delle pensioni.
Ma poi l’elenco delle vertenze irrisolte rischia di stonare con la natività che preannuncia il Natale.
Il lavoro e le rivendicazioni sindacali sembrano apparire il gioco a freccette di questo Governo – dichiara – perché mentre scompare il requisito delle ricadute occupazionali per la spesa dei soldi europei del Just Transition Fund, anche chi lavora oggi è in pericolo come gli autisti dei pullman della città di Taranto, fisicamente sotto attacco e vittime delle sassaiole e degli atti di vandalismo estremo”.
“Se credessimo al Natale, come valore di solidarietà universale, oggi Cristo nella mangiatoia di Taranto deciderebbe di non rinascere – conclude amaramente D’Arcangelo – ma da credenti o no, dovremmo tentare di salvare ogni pastore, ogni fabbro, ogni lavandaia, ogni panettiere e ogni lavoratrice e ogni lavoratore di quel presepio che oggi con il piatto vuoto ha ben poco da gioire del riconoscimento UNESCO per la cucina italiana. Governo e rappresentanti istituzionali locali, a partire dai parlamentari eletti in terra ionica, sanno bene di cosa parliamo!!!”
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