C’è chi giura di sentire odore di pettole e caldarroste e chi, più maliziosamente, avverte un retrogusto di manifesti elettorali appena stampati. A Montemesola, mentre le luminarie illuminano le strade e il calendario corre verso la fine dell’anno, insieme all’aria di Natale sembra farsi strada anche un’altra brezza: quella, sottile ma persistente, della campagna elettorale.
D’altronde i conti sono presto fatti. Primavera 2026: pochi mesi, politicamente parlando. I cittadini di Montemesola torneranno alle urne per scegliere il prossimo sindaco e, se ufficialmente nessuno ha ancora scaldato i motori, ufficiosamente i radar sono tutti accesi.
Una certezza c’è, ed è granitica quanto il tempo trascorso: dal 2010 il Comune è amministrato dal gruppo politico “Insieme”. Quindici anni consecutivi di governo cittadino che hanno visto prima Vito Punzi alla guida (2010–2020) e poi, nell’ultima tornata elettorale, il passaggio di testimone al fratello Ignazio Punzi, attuale sindaco. Proprio lui, nei suoi interventi pubblici, parla già al futuro, lasciando intendere senza troppi giri di parole che “Insieme” sarà nella partita anche nel 2026.
Resta però un dettaglio non da poco: chi sarà il candidato sindaco? Il gruppo correrà, questo è certo. Ma lo farà così come lo conosciamo o con qualche volto nuovo? Continuità pura o rimescolamento delle carte? Al momento, tutto è avvolto da una riservatezza che somiglia molto a una strategia.
Molto più fitto è invece il mistero sulle liste avversarie. Negli ultimi quindici anni Montemesola ha sempre visto una competizione plurale, con tre o quattro liste in campo. Nel 2020 erano tre:
– Insieme, con Ignazio Punzi, vincitrice con il 43,66% (1022 voti);
– Per la Rinascita, del PCI locale, guidata da Raffaele Sgobio, con il 37,72% (883 voti);
– Uniti per Montemesola, con Francesco Saverio Marangi, ex sindaco, ferma al 18,62% (436 voti).
Il tutto con un’affluenza tutt’altro che trascurabile: 72,91% degli aventi diritto.
Cinque anni prima, nel 2015, lo scenario era ancora più affollato. Insieme, con Vito Punzi candidato sindaco, aveva ottenuto il 51,93% dei voti. Dietro di lui Donato Alba (Lista per una nuova Alba, 25,32%), Italo Sgobio (Uniti, 13,34%) e Annamaria D’Erchie (Tradizione e Futuro, 9,39%), con un’affluenza che sfiorava l’80%.
Oggi, però, nulla è scontato. Non sappiamo quante liste ci saranno, né chi le guiderà. Qualche anno fa l’apertura del circolo del Partito Democratico aveva fatto pensare a una possibile discesa in campo, ma l’esperimento si è chiuso prima ancora di diventare realtà. Eppure, in quel circolo erano confluiti nomi noti della politica locale, protagonisti di passaggi di casacca degni di un valzer: dalle amministrazioni Marangi a quelle Punzi, fino all’ultima candidatura con i comunisti, senza però riuscire a conquistare neppure un seggio all’opposizione. Ci riproveranno? E con chi? Anche qui, silenzio.
Se poi si gioca con i numeri – esercizio sempre rischioso ma irresistibile – emerge un dato curioso: nel 2020, una ipotetica alleanza tra destra e sinistra avrebbe superato Insieme di circa 300 voti. Nel 2015, invece, neppure la somma di tutte le liste avversarie sarebbe bastata a scalzare Vito Punzi. La matematica elettorale, si sa, non è una scienza esatta, ma qualche spunto lo offre.
Il vero nodo resta sempre lo stesso: correre divisi o unirsi? Finora le opposizioni hanno scelto la strada della solitudine, ciascuna con il proprio candidato sindaco, senza mai trovare un compromesso. E proprio qui entra in scena il gossip politico, quello che nei paesi corre più veloce dei comunicati ufficiali. Voci – da prendere con le pinze, ma non da ignorare – parlano di una possibile candidata sindaca donna. Sintesi tra le correnti? Figura condivisa? Ipotesi ardita, certo, ma non impossibile.
A rendere ancora più evidente che la partita è già iniziata, basta dare uno sguardo ai social. Negli ultimi tempi si moltiplicano botta e risposta curiosi, schermaglie verbali neanche troppo velate, che raccontano di una faida politica mai sopita. Da un lato c’è chi rivendica opere, risultati e interventi; dall’altro chi, improvvisamente, sembra avere soluzioni per ogni problema. Soluzioni che, viene spontaneo notare, sarebbero state quanto mai utili quando quei problemi avrebbero potuto essere evitati, o quantomeno risolti, durante i periodi di governo e non scoperti magicamente alla vigilia delle elezioni.
Una cosa però appare chiara: per convincere davvero gli elettori serviranno volti nuovi, non i soliti nomi già visti e rivisti, che nei loro mandati hanno lasciato in eredità più problemi che soluzioni. A dirlo non è il tifo, ma la realtà dei fatti: i tributi pagati dai cittadini per sostenere il piano di rientro ed evitare il dissesto finanziario, conseguenza di milioni di euro di debiti accumulati dalle passate amministrazioni, di destra e di sinistra.
Sul merito politico e amministrativo ci sarà tempo per tornare. Di certo, Tarantini Time seguirà passo dopo passo questa campagna elettorale, con attenzione e spirito critico, in piena libertà e con la necessaria equidistanza da tutte le forze in campo. Nessun conflitto di interesse, nessun parente o preferito candidato, solo il dovere – e il piacere – di raccontare.
Per ora, a Montemesola, godiamoci il Natale. Ma teniamo l’orecchio teso: sotto le luci festive, qualcosa si sta già muovendo.
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