Confcommercio Taranto esprime la sua ferma e inequivocabile condanna nei confronti delle recenti dichiarazioni rilasciate dall’ex direttore di Telenorba, Vincenzo Magistà, in merito alla presunta tossicità delle cozze tarantine.
Tali affermazioni, che richiamano in modo pretestuoso il tema della diossina, sono non solo prive di fondamento scientifico, ma rappresentano un atto di grave disinformazione che danneggia un intero comparto economico e l’immagine di una Città che è ha intrapreso un difficile percorso di riscatto.
Le dichiarazioni del signor Magistà, che non trovano riscontro in alcuna fonte ufficiale aggiornata, alimentano un allarmismo ingiustificato e si basano su un’informazione distorta e obsoleta.
È importante fare chiarezza, attenendosi ai dati reali e ai protocolli di controllo rigorosi in vigore. La “Cozza Nera Tarantina” è un’eccellenza riconosciuta, tanto da essere tutelata come Presidio Slow Food.
Le istituzioni competenti, come l’ASL e l’ARPA Puglia, effettuano monitoraggi costanti e capillari sull’intera filiera della mitilicoltura. Sebbene in passato siano state riscontrate criticità in specifiche aree del I° Seno del Mar Piccolo, come documentato da studi e analisi, è proprio per tutelare la qualità e la sicurezza del prodotto che la produzione il 28 febbraio di ogni anno viene spostata nel 2° seno o in Mar Grande. Un progetto sperimentale in corso mira a valutare se sia possibile estendere il periodo (cioè spostare la data oltre il 28 febbraio) sulla base dei risultati di decontaminazione stagionale. I prodotti ittici immessi sul mercato sono sottoposti a controlli rigorosi che ne garantiscono la conformità ai limiti di legge. Le eccezioni, purtroppo, riguardano esclusivamente la mitilicoltura praticata in aree vietate. Un fenomeno che non è certamente circoscritto al contesto tarantino che è contrastato con successo e costanza dalle autorità, in primis la Guardia Costiera, e contenuto con forza da Confcommercio Taranto a tutela della salute pubblica e dei produttori onesti.
Le dichiarazioni del signor Magistà non colpiscono solo il prodotto, ma l’identità stessa di Taranto. La cozza tarantina non è solo un alimento, ma un simbolo della nostra cultura, della nostra tradizione culinaria e del legame indissolubile tra la città e i suoi mari. Fare affermazioni di questo tipo significa infliggere un colpo mortale a un settore già vessato da altre problematiche, come gli effetti dei cambiamenti climatici, la scarsità del prodotto e le necessarie bonifiche ambientali. Questo allarmismo ingiustificato danneggia in modo irreparabile la reputazione degli operatori della mitilicoltura, che con dedizione e sacrificio portano avanti un mestiere antico, e dei ristoratori, che ogni giorno con passione valorizzano la cozza come ingrediente principe della cucina locale.
Da un giornalista di lungo corso come Vincenzo Magistà ci si aspetterebbe maggiore prudenza e rigore nel rilasciare dichiarazioni non avvalorate da dati scientifici aggiornati. Chi opera nel campo dell’informazione dovrebbe sapere che la comunicazione è un potente strumento di condizionamento delle abitudini dei consumatori e, se mal utilizzata come in questo caso, può creare danni incalcolabili a un’intera filiera. Chiunque, per motivi di visibilità o altro, contribuisca a infangare il percorso di rinascita di Taranto, si rende complice di un danno incalcolabile; in ragione di ciò che Confcommercio Taranto sta valutando tutte le possibili azioni legali da intraprendere a difesa della categoria e della città, e tal proposito ha dato mandato ai propri legali.
Confcommercio Taranto, al fianco dei mitilicoltori e dei ristoratori, continuerà a difendere la qualità e la genuinità della cozza tarantina, promuovendo il prodotto e garantendo ai consumatori che i controlli siano rigorosi affinché la Cozza Nera Tarantina sia un tesoro da gustare in tutta sicurezza.
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