E’ finito alla ribalta nazionale l’ennesimo caso sollevato dal nostro quotidiano, in cui abbiamo raccontato di adesivi attaccati su delle porte nel centro storico di Montemesola e che ritraevano due poliziotti intenti a baciarsi, con la scritta “Cops are gay”, tradotto letteralmente: “I poliziotti sono gay”.
Subito dopo il nostro articolo, del quale chiariremo alcuni aspetti nel corso di queste righe, il sindaco Ignazio Punzi ha immediatamente provveduto alla rimozione degli adesivi in questione incaricando la polizia locale.
Il primo cittadino ha stigmatizzato l’accaduto, anche perché dopo una estate che ci ha visti primi, non è bello finire alla gogna per colpa di qualcuno che nella vita vive di scritte, adesivi e perenne avversione all’ordine pubblico.
«E’ stato, senza replica alcuna, un gesto inadeguato e fuori contesto, oltre ad una mancanza di rispetto non solo per le Forze dell’Ordine, ma anche delle comunità di persone, uomini o donne che vivono la loro normalità nella loro naturalezza – ha detto il sindaco Ignazio Punzi – Ogni categoria di persone, ogni professionista, ogni impiegato insegnante medico, o qualsiasi lavoratrice o lavoratore, non ha bisogno di alcun adesivo o forma di provocazione che rileva il suo status sessuale. Ognuno nella sua libertà della propria vita, è autorevolmente in grado di essere ligio al suo dovere e preparato per le proprie mansioni. Nessuno ha il diritto di giudicare nessuno, a maggior ragione riguardo alla propria vita privata.
Il sindaco e tutta l’amministrazione comunale di Montemesola, si distanzia da queste negligenti e deplorevoli azioni di chi pensa di “esaltarsi” ponendo l’attenzione su una scritta che, non merita invece neanche di essere nominata.
Appresa quindi l’esistenza di quest’adesivo, è stata disposta la rapida rimozione con la conseguente massima attenzione affinché questi avvenimenti possano essere circoscritti, ponendo piena fiducia nelle Forze dell’Ordine nel proprio lavoro e nel loro impegno quotidiano, 24 ore su 24, per garantire la libertà e la sicurezza dei cittadini in ogni parte e in ogni luogo»
Nel nostro primo articolo abbiamo scritto che per offendere le forze dell’ordine è stato utilizzato l’appellativo “gay”, come se essere omosessuali fosse un insulto. Quindi, dal canto nostro, l’offesa è stata estesa alla comunità LGBTQ+.
Tra le cose scritte, abbiamo anche detto che il gesto proviene da persone vicine a determinati “ideali”, e con questo non abbiamo inteso correnti politiche o partiti, bensì ideali antipolizia. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo con cognizione di causa.
Sebbene quell’adesivo sia riconducibile a immagini simili realizzate in passato dall’illustratore finlandese Tom of Finland, noto per le sue illustrazioni omoerotiche, divenute provocatorie proprio nella cultura gay, diverso è il contesto nel quale quell’adesivo è stato appiccicato e l’intenzionalità dietro a quel gesto che, sicuramente non voleva omaggiare la comunità gay, ma rivelarsi in senso dispregiativo nei confronti di chi veste la divisa. E, guarda caso, a soli pochi giorni dalla grande ospitalità che la comunità di Montemesola tutta, ha riservato alla Polizia di Stato giunta in alta uniforme in occasione dei festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo.
Sulla vicenda, dopo il nostro articolo, sono intervenuti sindacati di polizia e deputati. Fulvio Costone, segretario del sindacato Autonomi di Polizia ha condannato aspramente il gesto. A lui ha fatto eco il deputato ionico di Fratelli d’Italia Giovanni Maiorano che auspica nell’individuazione e punizione del responsabile o responsabili.
La faccenda non dovrebbe essere complessa, considerato che, proprio lì, in quel luogo in cui gli adesivi sono stati apposti, vi è la presenza di telecamere orbitali che sicuramente avranno ripreso la scena (e non solo quella).
Condividiamo l’indignazione dei montemesolini nel ritrovarsi il proprio paese sulla stampa nazionale per un episodio così stupido, tanto quanto il suo autore. Allo stesso tempo possiamo dire a gran voce che la nostra, è una comunità ospitale, che si dà da fare e non è per niente anti istituzionale, anzi. Poi si sa, le eccezioni ci sono ovunque e ci auguriamo che anche l’eccezione “nostrana” sia individuata, cosicché possa risponderne da sola, senza marchiare un intero paese fatto da persone civili, corrette ed estremamente rispettose.
Infine, quando una denuncia assume una rilevanza del genere, è bene parlarne e non è mai tempo perso, proprio per mettere all’angolo chi compie queste azioni a scapito di una comunità per bene.
Proprio perché il mondo è pieno di schifo e disumanità, il giornalismo non può permettersi di ignorare i piccoli segnali che raccontano il clima sociale. Il problema è che spesso dietro un ‘adesivo stupido’ si nasconde un pensiero tutt’altro che banale. Il compito di un cronista è accorgersene… non archiviarlo come poco importante. Per fortuna c’è chi ha il privilegio di decidere a colpo d’occhio cosa sia ‘degno’ di cronaca e cosa no. Noi giornalisti invece preferiamo osservare, domandarci e raccontare. Se fosse solo un adesivo, non ci sarebbe stata alcuna notizia. Il punto è che ogni gesto, anche minimo, riflette un clima che merita di essere raccontato. Non è pochezza, è contesto.
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