A Montemesola, in pieno centro storico, sulla porta di uno stabile, sono comparsi nella notte alcuni adesivi che ritraggono due poliziotti nell’atto di baciarsi, accompagnati dalla scritta “All Cops are gay”. Un messaggio che, a una lettura superficiale, potrebbe sembrare solo una provocazione anti-istituzionale, ma che, in realtà, porta con sé un carico ben più grave: l’uso dell’omosessualità come insulto.
Il paradosso è evidente. Per screditare le forze dell’ordine non si trovano argomenti di merito, ma si ricorre all’accostamento con l’identità sessuale. Dire che “tutti i poliziotti sono gay” non è solo un attacco alla divisa: è un’offesa che colpisce la comunità LGBTQ+, perché trasforma ciò che dovrebbe essere motivo di orgoglio e libertà in un marchio di disprezzo.
Curioso e, in fondo, tristemente ipocrita che questo gesto arrivi con ogni probabilità da soggetti che si professano progressisti, vicini a ideali di uguaglianza e di inclusione. È la dimostrazione che anche chi si schiera a parole contro le discriminazioni, nei fatti, può cadere nella trappola della retorica più becera.
Denigrare i poliziotti attraverso l’appellativo “gay” significa alimentare uno stereotipo, usare l’omosessualità come arma contro qualcuno. E ciò è deplorevole. Ancora di più se si pensa che nelle forze dell’ordine ci sono uomini e donne che vivono apertamente relazioni omosessuali, coppie che servono lo Stato con la stessa dedizione, lo stesso sacrificio, lo stesso coraggio di chiunque altro. La loro identità affettiva non solo non pregiudica la loro professionalità, ma arricchisce un’istituzione che, come la società, è sempre più plurale.
Già anni fa, nel 2017, in Largo Osanna, sulle pareti delle scuole era apparsa la scritta “Acab”, prontamente rimossa dall’amministrazione comunale dopo la nostra denuncia. Stessa cosa sugli spalti alle spalle del campetto da calcio.
Tornando invece all’ultima trovata dei canna&beer, il messaggio di quegli adesivi non è ribellione, non è satira, non è critica politica. È semplicemente omofobia. E come tale va riconosciuto e condannato, perché ogni volta che si usa “gay” come insulto, si colpisce l’intera comunità. E si rivela, senza volerlo, la pochezza del pensiero che sta dietro a quel gesto.
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