Il diktat del Governo sulla vicenda ex Ilva ha il sapore dell’ennesima imposizione sul futuro della città di Taranto. Come dire: “O facciamo così, oppure Taranto sarà abbandonata al suo destino”. Perché in parole povere di questo si tratta, inutile arrampicarsi sugli specchi.
Insomma, Taranto è con le spalle al muro. Come ormai accade da troppi anni. Nonostante sentenze europee, italiane e studi scientifici s’oppongano alle scelte che i vari governi (ben nove dal 2012 a oggi) hanno compiuto sacrificando questa terra sull’altare del profitto. Ci chiediamo: come mai Taranto è così strategica rispetto a Genova che strategica non lo è vista la ribellione sulla possibilità di costruire in Liguria un forno elettrico? Due pesi e due misure, come al solito…
Ora, non sappiamo come andrà a finire la diatriba tra il Governo e gli Enti locali pugliesi. Probabilmente il Governo, dovesse riscontrare un altro ‘niet’ di Regione, Provincia e Comuni tarantini, passerà all’azione e varerà il suo piano (fantomatico) di decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico tarantino. Se avrà le ‘palle’ per farlo, s’intende. Perché all’orizzonte, almeno sinora, non c’è acquirente che possa salvare una barca in balia delle onde scucendo miliardi di euro…
Taranto, al di là di tutto, ha diritto di scegliere.
Anche di opporsi pur sapendo di mettere a repentaglio la già asfittica economia locale e gli innegabili conflitti sociali conseguenziali. Ma avrà la forza di ribellarsi veramente? O in tutta questa vicenda i tentennamenti, i dubbi sul futuro, le pressioni politiche prevarranno rispetto alla voglia di dire basta all’eterno ricatto occupazionale?
Taranto ha diritto di scegliere. Ed è giusto lo faccia. Con coraggio.
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