Le marine tarantine non vivono più le estati di una volta, piene di famiglie in villeggiatura. Colpa del cambio di mentalità, della crisi e dei giovani che sono andati via: oggi le case al mare restano spesso vuote e i lidi sono mezzo deserti (ma tranquilli). Per rivitalizzare la costa non bastano i prezzi più bassi o le Bandiere Blu: bisogna rendere queste località vivibili tutto l’anno, con servizi adeguati, così che tornino ad essere una risorsa e non un peso. Solo così il tramonto della villeggiatura potrà trasformarsi in una nuova alba per il litorale tarantino.
Anni ‘80: niente social, voli all’estero proibitivi per molti, e un forte senso di famiglia e comunità. In quegli anni a Taranto il ceto medio (operai dell’Italsider, commercianti, piccoli imprenditori) ambiva alla “casa al mare”: avere una villetta sulla costa significava fare un investimento sicuro e regalare alla famiglia l’estate in spiaggia. Per tre mesi si trasferivano tutti lì. I figli stringevano le prime amicizie, formavano comitive di ragazzi con cui passare le giornate e nascevano i primi amori estivi. Le mamme, se non impegnate con il lavoro, si dedicavano alla casa anche in villeggiatura – proprio come in città, ma almeno con vista sul mare – mentre i papà (come il mio) facevano avanti e indietro ogni giorno per andare al lavoro, godendosi la sera qualche ora di relax al fresco, lontano dalla canicola cittadina.
Queste località – le “marine” del litorale tarantino – non erano veri paesi, ma agglomerati di case estive. Eppure tra giugno e settembre brulicavano di vita. Da Montedarena e Lido Silvana (marina di Pulsano) fino a Torre Ovo, Campomarino e San Pietro in Bevagna, passando per posti come Le Canne, Canneto Beach o Porto Pirrone, tutta la Litoranea Salentina ionica si riempiva di famiglie.
A metà giugno iniziava l’esodo verso il mare e fino a metà settembre le case restavano animate. Poi, con la riapertura delle scuole, quei viali tornavano silenziosi e semi-deserti fino all’estate successiva.
Oggi, quel mondo è praticamente sparito. I figli di chi aveva comprato la casa al mare sono cresciuti; molti si sono diplomati, laureati e soprattutto hanno lasciato Taranto per cercare fortuna altrove. C’è chi si è trasferito al Nord, chi all’estero – ovunque ci fossero opportunità migliori. I genitori intanto sono invecchiati, e quelle villette al mare sono rimaste lì, sempre più vuote. Nella migliore delle ipotesi vengono abitate dalla famiglia solo due o tre settimane all’anno (quando tutti riescono a prendere ferie insieme). I nuovi nipoti, figli di quella generazione migrata, spesso conoscono appena questi luoghi: con i voli low-cost a disposizione, preferiscono usare il tempo libero per viaggiare il mondo invece di tornare “dai nonni” al mare (e aggiungo: chi può dar loro torto?).
Il cambio generazionale è compiuto. Nel mio gruppo di amici d’infanzia, tanti oggi vivono e lavorano lontano da Taranto. E ciò che per i loro genitori era un solido investimento – la casa al mare – per essi è diventato quasi un peso. Una casa chiusa gran parte dell’anno richiede manutenzione, ci sono tasse da pagare, e il tempo per goderne davvero è poco o nullo.
Che fare, allora? In passato qualcuno affittava la villa per tutta l’estate (magari in nero); oggi molte di queste abitazioni sono state registrate e affittate legalmente come B&B o case vacanze. Sono nati anche servizi e agenzie che se ne occupano, segno dei tempi che cambiano. Tuttavia, il fatto resta: il concetto di “villeggiatura” lunga – l’estate intera al mare con tutta la famiglia – è definitivamente tramontato.
Non fa più parte dello stile di vita della maggioranza. Per chi, come me, continua a vivere d’estate qui vicino, questa evoluzione non è del tutto negativa. Le spiagge ora sono più libere e c’è una tranquillità che negli anni d’oro ci sognavamo. In definitiva, per noi residenti l’estate è più rilassante.
Per le attività commerciali locali è invece un disastro. Meno gente significa meno incassi per lidi, bar, pizzerie, alimentari… Si sente dire spesso che è colpa dei prezzi alti se la litoranea si è svuotata. Di sicuro i prezzi incidono: alcuni stabilimenti e locali hanno alzato troppo l’asticella, facendo scappare i clienti. Sulla Litoranea, per esempio, ci sono posti di qualità discutibile con prezzi fuori scala. Ce ne sono comunque anche tanti altri dove si mangia bene pagando il giusto – dal panzerotto al gelato. E allora perché anche i tarantini ora preferiscono restare in città, piuttosto che pagare affitti salati per una villetta a Pulsano, Leporano o in altri posti della costa est in estate? Evidentemente il prezzo non è l’unica causa.
Non parliamo poi della copertura delle connessioni dati per gli smartphone. Un disastro frenato anche dai soliti comitati “no tutto”, che costringono, chi potrebbe lavorare serenamente in smart working a due passi dalla propria spiaggia a restare in paese o in città.
La mentalità è cambiata: oggi la gente vuole flessibilità, servizi e magari preferisce spendere quei soldi per un viaggio altrove. Basta farsi un giro a Taranto la sera per capirlo. Eventi e svago non mancano in città, né nella vicina San Vito. Concerti, locali, manifestazioni: c’è movimento. Se cercate i giovani tarantini d’estate, ne troverete molti lì, sul lungomare o nelle piazze, e sempre meno nelle pinete delle marine.
È impensabile tornare indietro a come era una volta. Invertire il trend? Onestamente, lo vedo impossibile – a meno di cambiamenti epocali.
Il mondo è cambiato, Taranto stessa è cambiata. Allora come si può salvare la situazione delle nostre marine? Qui voglio essere propositivo. Personalmente, vivendo a Statte, se potessi avere gli stessi servizi che ho in paese anche sulla costa (mi riferisco a connessione Internet veloce, strade pulite e sicure tutto l’anno, collegamenti autobus decenti, e servizi di base come posta, banca, farmacia…), ci metterei un attimo a trasferirmi definitivamente a Marina di Pulsano.
Dico sul serio: vivere al mare non ha prezzo! Soprattutto ora che, con il cambiamento climatico, da maggio a ottobre qui si sta benissimo – quest’anno il primo bagno l’ho fatto il 3 maggio. Insomma, il clima permette una lunga stagione, perché non sfruttarla? Immagino quante persone (pensionati, smart worker, professionisti attratti dal buen retiro…) verrebbero a vivere qui se le marine fossero più vivibili tutto l’anno.
Certo, bisogna capire se per un Comune come Pulsano o Leporano avere più residenti stabili nelle zone balneari sia visto come un costo o come un’opportunità. Da un lato aumenterebbero le spese di gestione: tenere le strade pulite non solo a luglio, garantire la raccolta rifiuti e la sicurezza anche d’inverno… Dall’altro lato, però, crescerebbe anche la base di utenza attiva tutto l’anno: più gente che fa la spesa nei supermercati locali, che frequenta bar e ristoranti fuori stagione, insomma un indotto economico nuovo. Senza contare i tributi locali: più residenti significano più entrate per il Comune (e magari meno case abbandonate).
In poche parole, potrebbe convenire. Quindi, cosa si fa? Si lascia tutto com’è, sperando che una Bandiera Blu cada dal cielo a riempire di nuovo le spiagge? Oppure si prova a cambiare marcia e rendere queste località davvero attraenti e vivibili? Io propendo decisamente per la seconda. La Bandiera Blu è un orgoglio (quest’anno Pulsano l’ha ottenuta), ma da sola non basta a riportare la gente. Servono investimenti mirati e una visione: portare fibra ottica, il 5G vero e servizi digitali, pianificare trasporti e parcheggi, assicurare decoro urbano e sicurezza 12 mesi l’anno.
Così le nostre marine potranno rinascere. Diventeranno posti dove non solo i turisti vorranno venire, ma dove magari molti vorranno vivere stabilmente, godendosi il mare ogni giorno. Il tramonto della vecchia villeggiatura, in fondo, può segnare l’alba di una nuova vita per il nostro litorale tarantino – più sostenibile, moderna e a misura di persone (non solo di vacanzieri mordi-e-fuggi). Sta a noi crederci e rimboccarci le maniche.
Diversamente vedremo sempre più scene come questa in foto, generata con l’IA solo per non ledere la privacy di proprietà realmente in queste condizioni.
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