13 anni sono tanti. 13 anni sono troppi. Per una terra che già aveva dato nei precedenti cinque decenni. Dal 2012 ad oggi, dalla ormai datata inchiesta ‘Ambiente Svenduto’ passando per l’irruzione di cittadini e operai esasperati nella piazza occupata da personaggi e linguaggi sindacali e dai tanti ‘Unomaggio libero e pensante’, quanto è cambiata la città, l’ambiente, la consapevolezza sul futuro, insomma il tessuto socio-economico di un territorio per troppo tempo saccheggiato e devastato?
Le ultime vicende sull’ex Ilva confermano quanto complessa sia una storia con cui nessuno ha voglia di fare i conti. Specialmente uno Stato che ha privilegiato sempre e sistematicamente il profitto alla tutela della salute e dell’ambiente, per quanto questa tutela sia costituzionalmente garantita. Chi ha avuto e ha il potere ha sparso sempre fumo negli occhi, proprio come i veleni sparati dalle ciminiere del mostro d’acciaio. Forse perchè nessuno aveva la soluzione giusta? Forse perchè s’è inseguita l’utopia del coniugare ‘ambiente-salute-lavoro’? O forse perchè sacrificare una città è più facile che salvarla?
13 anni di studi scientifici, processi e faldoni e imputati e assoluzioni e condanne. 13 anni di decreti ‘salva fabbrica’. 13 anni di bacchettate dall’Europa. 13 anni di teatro per profeti, gattopardi, politici tuttologi, tuttologi ignoranti, carrieristi, sociologi del nulla, persino intellettuali spacciatori di pensieri inutili. E poi commissari straordinari, privati che acquistano e fuggono, soldi a go go per salvare il salvabile. Chi più ne ha, più ne metta.
Ma anche 13 anni di sanità fragile, cassintegrati, corpi feriti e spesso spenti, ambiente sempre a rischio, economia asfissiata, un domani tutto da scoprire. Di tante battaglie purtroppo spesso inutili seppur coraggiose. E soprattutto un territorio da bonificare.
Inutile entrare nelle scaramucce dei politici. Governo, Regione, Provincia e Comune stanno giocando le loro carte, ben sapendo che i tarantini sono divisi ancor più di prima e non possono decidere del loro destino. E che qualunque sia l’esito del ‘gioco’, non ci saranno vincitori nè vinti.
Un giorno, chissà quando, quella fabbrica chiuderà. Difficile salvarla così com’è. E soprattutto nebulose appaiono le soluzioni offerte dall’attuale governo. O quantomeno, ad esser buoni, prevedono tempi lunghi, lunghissimi. Nel frattempo? Si spera ancora nella giustizia. Ma ci sarà precarietà, salute sempre a rischio, e quindi città sempre sotto scacco. Soprattutto sempre più divisa.
13 anni. E’ cambiato poco, anzi nulla. 13 anni di illusioni.
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