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Dissalatore di Taranto, Cia Due Mari: «Ok al progetto e alla tutela ambientale, ma non dimentichiamo l’agricoltura»

Redazione by Redazione
27 Gennaio 2025
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Dissalatore di Taranto, Cia Due Mari: «Ok al progetto e alla tutela ambientale, ma non dimentichiamo l’agricoltura»
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«Accogliamo di buon grado la futura realizzazione di un dissalatore presso il fiume Tara, siamo certi che il progetto possa giovare all’approvvigionamento idrico a uso civile nel massimo rispetto dell’ambiente ma, consentitecelo, non dimentichiamo l’agricoltura!».

Con una nota stampa, in seguito l’audizione odierna in V Commissione Regionale, CIA Due Mari Taranto-Brindisi interviene sul tema “Dissalatore di Taranto”.

«Le risorse ambientali non sono beni inesauribili e l’acqua, in particolare, è un bene pubblico da salvaguardare, in particolar modo dalla siccità e dai cambiamenti climatici. L’approvvigionamento potabile – ha chiarito la CIA – è certamente prioritario rispetto a quello destinato all’uso irriguo ma l’agricoltura non sia abbandonata a sé stessa.

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I primi ambientalisti di questa Terra sono proprio gli agricoltori perché sono custodi del territorio. Curano i campi, presidiano le periferie e contribuiscono alla pulizia delle aree rurali. Hanno bisogno di maggior rispetto e meno filosofia da parte di chi crede di difendere l’ambiente ma che invece parla puntualmente senza cognizione di causa.

Il comparto agricolo soffre mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria e l’alveo del fiume Tara è solo uno dei tanti esempi. Inoltre, vive in costante preoccupazione in vista del prossimo futuro e necessita di soluzioni immediate.

A offendere impegno, passione e sacrifici dei nostri agricoltori sono invece alcune associazioni ambientaliste che amano opporsi sempre per partito preso: lo hanno fatto in merito all’emergenza legata alla fauna selvatica, definendo lupi e cinghiali specie autoctone (?!) da tutelare a tutti i costi anche a discapito del reddito degli agricoltori. Ora lo stanno facendo anche sul tema dissalatore tramite critiche severe avanzate senza alcuna moderazione da comitati e movimenti civici.

Gli agricoltori sono stanchi di pagare sempre per negligenze di altri – ha aggiunto CIA Due Mari – e a loro va tutto il nostro sostegno. Siamo preoccupati per la prossima stagione irrigua che, ad oggi, non vede barlumi di luce. Chiediamo pianificazione e interventi mirati e risolutivi di una serie di criticità che abbiamo più volte segnalato nelle sedi competenti».

Nella sua nota, la CIA analizza l’andamento della difficile estate appena trascorsa e caratterizzata da un lungo periodo di assenza di precipitazioni e da temperature elevatissime a partire dal mese di maggio.

«Le piogge e i nubifragi che si sono verificati nella terza decade del mese di agosto, purtroppo, hanno lenito ben poco la forte situazione di stress idrico cui sono state sottoposte tutte le colture agricole e anche il bestiame negli allevamenti.

L’emergenza ha determinato danni incalcolabili per tutte le colture: dagli ortaggi, agli oliveti, ai vigneti, ai frutteti e al grano. La conseguenza è racchiusa in un calo delle rese di almeno il 50% per ortofrutta, uva e grano, e del 60% per le olive e per l’olio.

Relativamente alla olivicoltura, oltre alla siccità, sul comparto pugliese pende la spada di Damocle della Xylella fastidiosa che ormai ha falcidiato oltre 20 milioni di piante e compromesso la metà del territorio coltivato ad olivo della Puglia. Si parla di rigenerazione olivicola, rigenerazione colturale, reimpianti. Ma come si può reimpiantare senz’acqua? In mancanza della risorsa acqua non è possibile fare agricoltura.

Per questi motivi, a nostro avviso non è più rinviabile la realizzazione di invasi e nuove infrastrutture che migliorino l’apporto idrico a disposizione dell’agricoltura del nostro territorio per renderla autonoma da una forte dipendenza dalle regioni limitrofe.

Chiediamo un piano di interventi per l’autosufficienza idrico-irrigua della Puglia, per garantire ai nostri agricoltori l’acqua necessaria per le diverse colture e per ridurre gli sprechi che compromettono il già insufficiente apporto di acqua.

La scarsità di riserve idriche utilizzabili dall’agricoltura e le lacune di un sistema irriguo che sconta ritardi decennali, sia per quanto riguarda la necessità di nuove infrastrutture sia per la dipendenza da altre regioni, rappresenta il rischio più grande per il presente e per l’immediato futuro del comparto. Si tratta di un problema che, con situazioni differenti da territorio a territorio, accomuna drammaticamente tutta la Puglia.

Nel 2024, in provincia di Taranto, le colture e l’economia tutta sono state salvate solo grazie al lavoro di squadra tra l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, il commissario straordinario del consorzio unico Francesco Ferraro e “Acque del Sud”, con la disponibilità dei vari pozzi messi a disposizione per gestire l’emergenza.

Passi in avanti compiuti in sinergia tra i vari enti ma, a nostro avviso, tutto il “Sistema-Puglia” deve mettersi ed essere messo nelle condizioni di funzionare, in particolare a cominciare dal sistema consortile regionale nel suo complesso.

Si afferma da molto tempo che la Puglia sia una regione a elevato rischio di desertificazione del territorio eppure su questo problema epocale non sembra ci sia ancora la piena e totale consapevolezza necessaria a prendere provvedimenti non emergenziali ma strutturali, con un preciso programma pluriennale di interventi che riguardi il massiccio potenziamento delle infrastrutture per il riuso delle acque reflue e la possibilità di sfruttare anche sul nostro territorio i dissalatori, come si fa in tante altre parti del mondo.

Per quanto riguarda la provincia tarantina, specialmente nella sua zona occidentale, ricordiamo che l’agricoltura occupa da sempre una posizione di rilievo nell’economia generale con migliaia di famiglie che vivono grazie a questa importante risorsa naturale, alternativa all’ex Ilva.

Allo stesso tempo però ricordiamo che l’agricoltura soffre della mancanza di risorse idriche e subisce inerme la totale dipendenza dalla Basilicata: quest’ultima, essendo detentrice dell’acqua, continua a fare il bello e cattivo tempo a discapito delle nostre imprese che ormai da diversi anni devono fare i conti con le varie crisi idriche.

Nel frattempo, il fiume Tara versa in mare circa 4.000 litri di acqua al secondo e nel corso degli anni il prelievo d’acqua da parte dell’industria di Taranto si è ridotto notevolmente. L’agricoltura, però assiste inerme e usufruisce di questa risorsa solo per poche centinaia di litri.

Vogliamo ribadirlo: l’approvvigionamento potabile – ha concluso la CIA – è certamente prioritario rispetto a quello destinato all’uso irriguo ma l’agricoltura che fornisce beni di primaria necessità, particolare ampiamente dimostrato durante l’ultima pandemia, non sia messa nel dimenticatoio. È il motore trainante della nostra economia e garantisce reddito a migliaia di famiglie pugliesi che siano lavoratori agricoli e/o gli stessi imprenditori».

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