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Commemorazione dei Defunti: usi e costumi della Taranto della Magna Grecia

Rossana Ricci by Rossana Ricci
2 Novembre 2021
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Commemorazione dei Defunti: usi e costumi della Taranto della Magna Grecia
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La festa di Ognissanti, seguita dalla commemorazione dei defunti celebrata il 2 Novembre, nasce su ispirazione di un rito bizantino. Questa tradizione, era conosciuta già fin dai tempi dei romani e dei greci. Infatti, nell’antichità,alle donne che  si recavano presso l’abitazione del defunto, vestite di nero e con il volto coperto da un velo,  veniva imposto durante una veglia funebre di piangere, lamentarsi e disperarsi rendendo il tutto simile ad una rappresentazione teatrale. Poichè, queste celebrazioni divennero importanti, la gente iniziò a chiamare queste donne “chiangiamuerte”. Le veglie funebri, si diffusero un pò in tutta Italia, arrivando fino a Taranto, dove le vedove o le donne che avevano passato parte della loro vita per strada, arrivate ad una certa età, si ritiravano nel Conservatorio delle Pentite. Durante questo periodo, è diffusa l’usanza di preparare i dolci dei morti ed alcuni cibi da lasciare sulla tavola la notte fra il 31 Ottobre e l’1 Novembre, in quanto, si pensava, che in quella notte considerata magica, i defunti potessero tornare nelle loro dimore ed i dolci e il cibo, erano una sorta di ringraziamento. Fra i più importanti cibi troviamo i ceci, le fave, i lupini, e le castagne.

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La minestra di ceci, era uno dei piatti che i contadini mangiavano per celebrare i parenti defunti. I ceci, erano utilizzati anche in Grecia, soprattutto durante le agorà e le rappresentazioni teatrali, in quanto il loro prezzo nel mercato, era bassissimo.

Le fave, composte da una buccia bianca e nera, venivano utilizzate dai Greci per le votazioni e si pensa sia uno dei piatti più antichi della storia. Il loro colore nero, secondo le credenze popolari, era dovuto al fatto che contenessero le lacrime dei defunti.

I lupini, invece, venivano mangiati sia cotti che salati soprattutto durante il periodo delle cene di Ecate, una divinità infernale che aveva lo scopo di inseguire e tormentare le anime durante il viaggio nel regno dei morti. Poichè vagava con dei cani randagi, si organizzavano in suo onore dei banchetti. Infatti, i lupini, avevano come scopo quello di allontanare i fantasmi.

Ed infine, le castagne, frutti di stagione, che insieme ai lupini, alle fave e ai ceci simboleggiano il sepolcro, in quanto nascendo in un guscio e schiudendosi per regalare frutti rappresentano il ciclo della vita, della morte e della rinascita.

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Rossana Ricci

Rossana Ricci

Nasce a Corigliano Calabro il 29 agosto 1995. Vive a Taranto e si è diplomata presso il Liceo Psico Socio Pedagogico "Vittorino Da Feltre". Ha una passione per la musica e l'astronomia. Studia canto presso un'accademia Tarantina. Si occupa di cultura e spettacoli.

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