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Rilanciare Made in Italy nel settore tessile. Appello di Confindustria Taranto al Senatore Mario Turco

Rilanciare Made in Italy nel settore tessile. Appello di Confindustria Taranto al Senatore Mario Turco

Redazione by Redazione
7 Agosto 2020
in Taranto
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Rilanciare e rafforzare il Made in Italy nel settore tessile-abbigliamento in quanto volano e moltiplicatore di crescita. E’ questo l’appello che Confindustria Taranto ha rivolto al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mario Turco in una lettera in cui vengono riportate le valutazioni espresse dalle aziende del comparto della provincia di Taranto nel corso di un recente incontro organizzato dal Delegato per Martina Franca di Confindustria Taranto Martino Filomena.

La fase di transizione che le aziende stanno affrontando in questo particolare momento storico ha imposto, nel corso della riunione, una disamina accurata degli strumenti normativi in essere, del costo del lavoro e delle eventuali agevolazioni fiscali. 

Fra i temi in oggetto, particolare rilievo ha assunto quello relativo alla conservazione ed alla implementazione delle attività produttive e manifatturiere svolte da aziende locali.

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Consentire a queste aziende di continuare a crescere anche sui mercati esteri- dove l’intero settore fattura complessivamente oltre 95 miliardi di euro – dovrebbe essere – questa una delle valutazioni portate all’attenzione del sen Turco –  un obiettivo del Sistema paese. 

Da qui la necessità, ravvisata dalle stesse aziende, di partire dal Made in Italy, valore aggiunto riconosciuto in tutto il mondo e risultato delle competenze e delle professionalità italiane in grado di creare il bello unendo manualità, creatività, tradizione e innovazione.

 La normativa europea, ad oggi, consente la possibilità – per un prodotto – di fregiarsi della dicitura Made in Italy se solo due delle varie fasi di lavorazione (disegno, progettazione, lavorazione e confezionamento) vengono svolte in Italia. Va da sé che trasferire all’estero fasi sostanziali della produzione determini un significativo impoverimento del territorio, in termini di occupazione e di ricchezza prodotta. Ecco perché le aziende sostengono con forza l’importanza di realizzare interamente in Italia: a sostenere questo impegno, purtroppo, non vi è ancora un riconoscimento normativo a livello europeo.

A questo va aggiunta la forte determinazione delle imprese più strutturate, motrici del comparto, che, oltre ad investire sui marchi e sui processi di organizzazione aziendale e innovazione creativa, hanno puntato sulla formazione, attestata proprio nelle scorse settimane dalla assegnazione, per il territorio jonico, dell’ITS in Scienze e Tecnologie della Moda. 

La tutela del Made in Italy – sottolinea Confindustria nella lettera al sottosegretario Turco-  consentirebbe pertanto, con opportune forme di sostegno, il mantenimento e l’implementazione degli attuali livelli occupazionali, in alternativa alla mera ipotesi di sospensione quinquennale dei contributi sul costo del lavoro. 

Da qui la richiesta di contemplare l’adozione di una serie di misure di natura fiscale che potrebbero agevolare la piena ripresa delle attività produttive e manifatturiere del Made in Italy sul territorio. In particolare, le misure potrebbero svilupparsi lungo due direttrici: la prima, da realizzare con l’applicazione di agevolazioni fiscali in favore delle imprese che continuino e/o implementino le proprie attività produttive made in Italy sul territorio (ad esempio, un credito di imposta per ogni lavoratore confermato e/o assunto dall’azienda). La seconda, da realizzare con emanazione di apposite agevolazioni anche in favore del cliente finale, attraverso la previsione di una serie di detrazioni fiscali da applicare sui soli acquisti col brand Made in Italy. 

A valle della emanazione delle misure, si registrerebbe, a parere delle stesse aziende del comparto, una sensibile diminuzione degli esborsi a carico dello Stato per effetto della visibile riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali ed alla mobilità, come attualmente previsti dalla normativa vigente. Altro effetto positivo sarebbe quello relativo al rientro sul territorio italiano delle attività produttive e/o lavorazioni allo stato svolte all’estero, con conseguente recupero di importanti segmenti della produzione Made in Italy, nonché un   sensibile incremento dei consumi col brand tricolore.

L’auspicio di Confindustria – rivolto al Sen. Turco affinché si possa fare portavoce delle istanze rappresentate – va inoltre nella direzione di scongiurare – in un futuro incombente – una possibile delocalizzazione del sistema produttivo; allo stesso tempo, eventuali agevolazioni andrebbero invece a rafforzare il reshoring dall’estero delle imprese italiane che hanno portato le loro produzioni al di fuori dei confini domestici.

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