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Home Politica
I Genitori Tarantini scrivono ancora al Premier Renzi | LETTERA APERTA

“PACTA SUNT SERVANDA” GENITORI TARANTINI SCRIVONO AI PARLAMENTARI JONICI M5S

Redazione by Redazione
15 Maggio 2018
in Politica, Taranto
Reading Time: 4 mins read
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“Signori Deputati, Signori Senatori del Movimento 5 Stelle,
è dal lontano 1965 che l’Ilva (allora Italsider) produce in terra jonica. A quei tempi, la produzione di acciaio veniva presentata come una grande fortuna legata a posti di lavoro che avrebbero garantito un futuro ricco e roseo per l’intero territorio tarantino.

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Purtroppo, la nostra comunità non ha dovuto attendere troppi anni prima di confrontarsi con una ben drammatica realtà, verificata quotidianamente sulla pelle dei suoi figli: la fabbrica, con una superficie più che raddoppiata rispetto all’insediamento iniziale, ha deturpato, inquinato, distrutto un intero territorio, azzerando ricchezze naturali pregevoli, prodotti alimentari eccellenti, mare da mozzare il fiato, prerogative quasi esclusive della città dei due mari.

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In realtà, riteniamo l’ILVA corresponsabile, al pari dei governi degli ultimi 40 anni, della regressione economica e culturale di questa città. Riteniamo imputabile alla forzata monocultura industriale l’insopportabile percentuale di disoccupazione di cui oggi soffre la nostra provincia per la perdita di attività secolari legate al territorio e compromesse totalmente dalle emissioni inquinanti della produzione dichiarata “strategica” dallo stesso Stato italiano attraverso le sue più alte istituzioni.
Per la stessa produzione “strategica”, negli anni abbiamo visto i nostri cari ammalarsi e morire. Sempre più spesso. Sempre più giovani.

Di questa ecatombe, di questa catastrofe sanitaria prevista (e, purtroppo, verificata sulla nostra pelle) da anni chiediamo conto, inanellando, uno dietro l’altro, gli articoli della costituzione italiana che parlano di pari dignità, di tutela dell’ambiente, di tutela della salute, di lavoro in ambiente salubre. La sordità alle nostre richieste e la cecità verso gli studi epidemiologici commissionati anche dallo stesso Ministero della Salute restano un atto di accusa verso le istituzioni nazionali e locali, colpevoli, tra l’altro di aver manipolato la Costituzione stessa per adattarla ai condizionamenti economici del momento.
Per un valore pari alla metà dell’inquinamento che attualmente (e da anni) grava su Taranto gli impianti a caldo della fabbrica di Genova vennero chiusi definitivamente perché ”nocivi e incompatibili con la vita umana”. Colpevolmente, quegli stessi impianti vennero trasferiti a Taranto con ripercussioni ambientali e sanitarie che non trovano paragoni, nella democratica Repubblica italiana.
L’alternarsi dei Governi (di destra, di sinistra e di centro) non ha apportato modifica alcuna alla catastrofica situazione. In più, dal 2012, come in una macabra competizione, ben dodici decreti legge sono stati confezionati a misura dell’Ilva, partendo dall’affossamento del lavoro della Magistratura tarantina ed arrivando perfino a prevedere l’immunità penale, prima per i commissari di governo e successivamente anche per i prossimi acquirenti privati. La fabbrica ha sempre avuto la priorità sulla vita dei tarantini e sulla salute di tutti, anche di quegli operai che a parole si vorrebbero tutelare ma che in realtà sono sfruttati come soldati mandati al fronte senza neppure una minima protezione.
È una guerra quella che stiamo vivendo a Taranto.
Il giudice Patrizia Todisco ha consegnato alla storia parole dure sull’Ilva e sulla produzione spregiudicata a danno di bambini, cittadini e operai. Il presidente Emiliano paragona la produzione a “una mitragliatrice che spara sulla folla”. Secondo noi, è qualcosa di più perché da una mitragliatrice ti puoi difendere cercando riparo; contro le emissioni inquinanti non esiste riparo! Qui si accusa il colpo e si inizia il doloroso percorso che, attraverso la malattia, conduce alla morte, senza distinzione di sesso ed età. Ne sono testimoni numerosi genitori cui è rimasto solo un ricordo, una foto, i fiori per rendere più gentile una lapide.
Nelle ultime elezioni il SUD intero, e in particolare Taranto e la sua provincia, ha espresso una grandissima voglia di giustizia e di cambiamento. Siamo stanchi di morire per l’accanimento terapeutico che permette ai governanti di continuare a dare ossigeno ad una industria ormai morta negandolo ai vivi. Siamo stanchi di dover scegliere fra salute e lavoro perché sappiamo che non si può lavorare senza la salute e non si può pagare il lavoro con la salute. Vogliamo giustizia e vogliamoche la nostra vita diventi normale, SUBITO! Vogliamo vivere senza farci condizionare dalla direzione del vento, aprire le finestre quando più lo desideriamo; e vogliamo che i nostri figli vadano a scuola sempre e giocare all’aperto senza condizionamenti meteorologici. Vogliamo smettere di vivere nell’angoscia e nella paura che ogni disturbo sia qualificato come una condanna a morte, come troppo spesso accade qui a Taranto.
Tumori, problemi all’apparato cardiovascolare e a quello respiratorio: sentenze che avvicinano alla morte e chi l’ha provata sa bene di cosa si sta parlando. E diventa ancora più dura per chi resta: il nonno che piange il nipote, un genitore che cade in depressione, un figlio rimasto orfano.
Migliaia di tarantini hanno votato i 5 stelle consegnando a questa legislatura un discreto numero di parlamentari della nostra terra. Sono stati eletti con un mandato ben preciso: chiudere le fonti inquinanti e bonificare i terreni inquinati senza perdere ancora un solo posto di lavoro.
Invitiamo pertanto il Movimento 5 Stelle e i parlamentari ionici a non tradire i tarantini, a non svenderci per una trattativa, a non dimenticare quanto e’ stato promesso in tutti questi anni e in campagna elettorale: interrompiamo questo incomprensibile genocidio.
Si può rinunciare a tutto, ma non ai dettami della costituzione che ci vuole tutti uguali, con gli stessi diritti. Voi siete chiamati a questo compito. Quello che in campagna elettorale i candidati tarantini eletti nella lista del Movimento 5 Stelle hanno promesso deve essere fatto. Nulla di meno.
Siamo pronti al cambiamento. Taranto possiede un potenziale unico; cerchiamo di farlo fruttare affinché i nostri giovani possano restare qui e lavorare in salute..
Aspettiamo dunque il famoso giorno della liberazione. 200.000 persone aspettano di sapere.
Che non sia l’ennesima condanna a morte.
Ci auguriamo di poter presto vivere e vedere nuove albe senza quella mortale scia nera che caratterizza ogni giorno il cielo di Taranto. Questo è compito vostro.

ANCHE I BAMBINI DI TARANTO VOGLIONO VIVERE

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