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Il futuro del grano di qualità protagonista a Taranto

Redazione by Redazione
5 Maggio 2018
in In evidenza
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La tracciabilità “certificata” dell’intera filiera, dalla semina del frumento al conferimento del grano duro al mulino, è l’unico modo per garantire al consumatore finale la provenienza del grano con cui è stata prodotta la pasta che sta acquistando.

Va in tale direzione il recente Decreto interministeriale che obbliga di indicare sull’etichetta l’origine del grano duro utilizzato, anticipando così il regolamento esecutivo UE che, dal 2020, renderà obbligatorio indicare sull’etichetta degli alimenti l’origine dell’ingrediente principale, indipendentemente dal luogo di produzione.

Per i pastai italiani l’importazione di grano duro dall’estero è una necessità: infatti la produzione nazionale, 4 milioni di tonnellate, è inferiore del 30% al fabbisogno annuo di grano duro di 5,6 milioni di tonnellate.

Peraltro non sempre il tenore proteico del grano italiano raggiunge il 14% richiesto dagli standard nazionali di alta qualità, tanto da costringere sovente i pastai a “miscelare” il prodotto nazionale con grano estero, più costoso, ma con una percentuale proteica maggiore.

Ma non sempre gli agricoltori stranieri rispettano gli standard agronomici italiani: il Gruppo Barilla ha annunciato che non acquisterà più grano duro dagli agricoltori canadesi che utilizzano il glifosato per l’essiccazione…

È un settore che a breve dovrà confrontarsi anche con la costituenda CUN (Commissione Unica Nazionale) per il grano duro, un nuovo organismo composto dai rappresentanti dei produttori agricoli e degli acquirenti.

Utilizzando un nuovo sistema capillare basato sull’acquisizione dei contratti di acquisto del grano duro, sarà la CUN a rilevare settimanalmente il prezzo delle principali qualità di grano duro: “Fino”, “Buono Mercantile” e “Mercantile”.

Una distinzione che al momento non considera, nemmeno nella categoria apicale “Fino”, la tracciabilità dell’intera filiera di produzione che, come detto, è l’unica garanzia certa che in tutte le fasi siano stati rispettati determinati standard agronomici.

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Delle problematiche attuali e del futuro prossimo di questo importante settore cerealicolo si parlerà nel convegno “Quali scenari nel mercato del grano duro?” che si terrà, alle ore 18.00 di lunedì 7 maggio, presso la Sala Monfredi della Camera di Commercio di Taranto; la manifestazione è organizzata dal Consorzio Global Fresh Fruit in collaborazione con Confagricoltura Taranto.

I lavori saranno moderati da Herbert Lavorano, coordinatore OP Italia Cereali e redattore de “L’informatore agrario”; il convegno sarà aperto dai saluti di Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio di Taranto, cui seguirà l’introduzione di Luca Lazzàro, presidente Confagricoltura Taranto e vicepresidente Confagricoltura Puglia.

Particolarmente qualificato il parterre dei relatori: Piero Toscano, ricercatore IBIMET (Istituto di Biometeorologia) del CNR di Firenze, interverrà su “Innovazione nella gestione dei campi: quale strategia per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni di grano duro”, Paolo La Cava, responsabile acquisti Barilla Mulino Altamura e Sud Italia, relazionerà su “I contratti di filiera: una garanzia per il reddito dei produttori”, mentre Francesco De Filippis, presidente del Consorzio Global Fresh Fruit, interverrà su “Aggregazione: il futuro della sostenibilità economica dell’impresa in agricoltura”.

Le conclusioni saranno affidate a Nicola Gatta, presidente Federazione Nazionale Cerealicola Confagricoltura.

Il Consorzio Global Fresh Fruit, con sede a Massafra in via Chiatona, presidente è Francesco De Filippis, è stato costituito oltre tre anni addietro da sei “soci fondatori” ai quali, con contratti di produzione annuale, si sono via via aggregate centinaia di altre aziende agricole, ubicate in un ampio areale che, partendo nella provincia jonica da Laterza, comprende ormai tutto il Salento.

Ogni anno i produttori cerealicoli che aderiscono al Consorzio Global Fresh Fruit sottoscrivono un “contratto di filiera” che li vede conferire la loro produzione di “grano aureo” al Gruppo Barilla.

Per garantirsi un grano “top quality” le aziende leader italiane, come il Gruppo Barilla, da tempo hanno puntato sui cosiddetti contratti di filiera: da un lato gli agricoltori sono obbligati a coltivare frumento secondo precisi standard agronomici, da un altro i buyer si impegnano, fin da prima della semina, ad acquistare tutto il raccolto ad un “prezzo minimo garantito” prestabilito; in seguito questo potrà solo aumentare in base a un calcolo basato sulla media, in un determinato periodo, del prezzo del grano duro al listino della Borsa merci di Foggia.

Ovviamente l’unica variabile è la quantità di frumento raccolto che dipenderà dalle capacità dell’agricoltore e dalle condizioni climatiche; il Consorzio Global Fresh Fruit fornisce anche una consulenza tecnica per “accompagnare” il produttore durante tutte le fasi della coltivazione, certificando così la qualità del prodotto al Gruppo Barilla, fattore che rappresenta una importante garanzia per il consumatore sulla tracciabilità e qualità del prodotto.

Taranto, 5 maggio 2018

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