Il destino del cantiere per la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione lungo la scarpata del Lungomare è stato segnato da fattori totalmente estranei alla volontà di amministrazione e appaltatore.
Le continue vessazioni subite dalla ditta esecutrice dei lavori, infatti, hanno causato i ritardi nella consegna dell’opera (prevista per fine 2017) e addirittura la sospensione dei lavori circa un mese fa. Inutile sottolineare come si sia proceduto coinvolgendo le Forze dell’Ordine e la Prefettura, al fine di istituire un tavolo specifico.
Dovessimo descrivere in poche parole a cosa abbiamo dovuto far fronte in questi mesi, peraltro, risulterebbe complicato. Le incrostazioni criminali, che contano sul permanere di certe condizioni “ambientali” nella zona, hanno costretto la ditta a ripristinare più volte la recinzione di cantiere e a riacquistare i passacavi bruciati dolosamente, solo per citare gli episodi più frequenti. Se non bastassero gli atti concreti, poi, ci sono state anche minacce nemmeno troppo velate: ritorsioni personali, a lavori finiti, con tanto di promessa di abbattere i nuovi pali.
Insomma, un cantiere segnato da un peso inaccettabile, che però ci ha spinto a essere ancora più caparbi. Contiamo di riconsegnare la scarpata alla città entro Ferragosto, perché ora quell’opera è anche un simbolo della nostra voglia di scardinare certe logiche: abbiamo previsto la presenza di vigilanza armata per garantire la sicurezza del cantiere durante i lavori, infatti, e un impianto di videosorveglianza per quando i lavori saranno terminati.
Installeremo anche dei cancelletti, ove dovessimo avere il via libera dalla Sovrintendenza (che abbiamo già coinvolto), per interdire l’accesso alla scarpata durante le ore notturne: vogliamo, insomma, che quel luogo sia patrimonio comune, bene fruibile in totale sicurezza.

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