“La bocciatura da parte del Consiglio di Stato dei ricorsi presentati dalle Regioni Puglia e Basilicata, contro la sentenza del Tar Lazio favorevole nel 2016 alle prospezioni nei fondali delle coste adriatiche, rappresenta un nuovo capitolo, l’ennesimo, di una battaglia iniziata da tempo che vede i Governi nazionali da una parte; le istituzioni locali, le associazioni, i cittadini dall’altra, mobilitati in difesa non solo dell’integrità del nostro mare, ma anche del presente e del futuro della nostra economia, del nostro turismo, della nostra pesca, della nostra stessa identità. Una battaglia tutt’altro che di retroguardia, e i milioni di cittadini che si sono recati ai seggi per votare al referendum prima, alle elezioni politiche poi, un segnale forte e chiaro lo hanno lanciato: si governa con l’ascolto e il confronto con i territori, non contro i territori, cercando di imporre decisioni discutibili calate dall’alto senza alcun dialogo. E la volontà e le legittime preoccupazioni delle comunità, espresse dalla mobilitazione trasversale che ha visto la Puglia in prima linea, non possono essere sacrificate e calpestate da provvedimenti discutibili e dal rapporto tra costi e benefici lontanissimo da qualsiasi giustificazione.
Allora il prossimo esecutivo nazionale, chiunque lo guiderà e con il sostegno di qualunque partito e coalizione, è chiamato a lanciare un chiaro segnale di discontinuità rispetto al recente passato, schierandosi dalla parte dei cittadini e non delle multinazionali. Finalmente e inequivocabilmente. Sapendo che le ragioni della battaglia contro la ricerca di petrolio nei fondali dell’Adriatico con tecniche devastanti per l’ecosistema marino, davanti alle coste del Gargano e del Salento che rappresentano un patrimonio dal valore inestimabile, non verranno mai messe da parte”

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